Negli ultimi mesi, si è sviluppato un dibattito, sempre più serrato sul fatto che Facebook, applichi una sorta di censura, su determinati argomenti tanto da arrivare a silenziare anche l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Proprio gli episodi, ripetuti, ai danni dei posts di Trump, hanno dato il via a questo dibattito. I contrari a queste decisioni di Facebook, sinora tuttavia si limitavano a prese di posizione, anche marcate sostenendo in una certa misura l’illiceità, per un ente privato di censurare contenuti editoriali altrui, mentre i favorevoli, sostenevano che essendo i social, una sorta di vetrina anche pubblicitaria, i loro titolari sarebbero pienamente abilitati ad estromettere contenuti a loro non graditi. Noi sinceramente siamo tra i contrari, ma aldilà di questo ci preme riportare una nuova visione del fenomeno, che viene dalla Francia. La saggista Simone Wapler infatti, dopo essere caduta sotto la scure censoria di Facebook, per aver postato la pubblicità del suo libro, indicizzato su Amazon, ed intitolato: “Money, Monnaie, Monnaies.” dedicato alla storia della moneta, e del suo utilizzo, dai Sumeri, ai giorni nostri, ha elaborato una sua interessante teoria sull’argomento.

Come si legge nella foto, tratta dal profilo della saggista transalpina, infatti Facebook, ha negato la pubblicazione, giustificandola come la negazione di promozione di investimenti finanziari ad alto rischio, ma nel paragrafo successivo, dice esplicitamente che prodotti e pubblicità, inerenti le cryptomonete, necessitano di una specifica autorizzazione, addirittura scritta, per essere postati. Partendo dalla considerazione che la recensione su Amazon, del suo libro, lascia intendere che quest’ultimo sia a favore della sovranità monetaria degli Stati la Wapler, sostiene che l’algoritmo di intelligenza artificiale dietro le cui decisioni si coprirebbe Facebook, non sarebbe propriamente neutrale, ma si orienterebbe su precisi obiettivi, in questo caso, un saggio che spiega come la lotta al denaro contante intrapresa da molti governi non sarebbe dovuta al problema dell’evasione fiscale, ma alla volontà di controllare i popoli, attraverso un utilizzo sempre più diffuso e massivo delle monete elettroniche. A sostegno di questa sua tesi, la Wapler, porta anche Diem, la crypto moneta, che prima si chiamava Libra, creata proprio da Facebook, che quindi avrebbe assunto con la censura al suo libro, una posizione di difesa strategica dei propri interessi comportandosi, insomma come un’agenzia di intelligence privata sovranazionale, e non come un semplice editore di contenuti. L’ipotesi della Wapler, ci sembra realistica e se così fosse meriterebbe di essere approfondita, aprendo ben più di un dibattito, ma coinvolgendo anche il mondo della politica, perchè non può essere tollerabile, nel mondo democratico, la presenza di una sorta di super servizio segreto, che risponde a non si sa chi e che detiene i dati di miliardi di persone, ignare di quale utilizzo viene realmente fatto di questi loro dati e con quali finalità.

Luca Monti

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