La libreria antiquaria e casa d’aste Gonnelli, in Via Fra’ Giovanni Angelico 49, ospita, fino al 26 novembre prossimo, la mostra dedicata a: “La Street Art Fiorentina e Toscana”. In esposizione oltre ad alcune opere di Banksy, sulle quali volutamente non ci soffermiamo, perché pensiamo che tutti, più o meno, ne abbiano ormai sentito parlare, troviamo la “Super Marina Abramovic” delle #Lediesis, un collettivo femminile di artiste, che si sono specializzate nell’esaltare le donne iconiche, travestendole da Super Woman, in questo caso Marina Abramovic, alla quale è dedicata la locandina della mostra. Da segnalare però la presenza di ciascun artista. Cominciamo con Ache77 lo street artist “gentile”, nel senso che per rispetto ai muri fiorentini, intrisi d’arte e di bellezza quando lavora sugli stessi, usa solo materiali facilmente rimovibili e di origine vegetale, anche per quanto riguardo i collanti. Nella foto seguente un suo senza titolo del 2019.

Abbiamo poi Blub ed il suo Dante.

Blub, il cui pseudonimo, è il segno quasi fumettistico del suo stile, può essere definito l’antesignano di un certo modo di fare street art a Firenze ed in un certo senso anche le già citate #Lediesis, si ispirano a lui. Come esse infatti, esaltano le donne iconiche raffigurandole come Super Woman, in modo facilmente intuibile, Blub, esalta i personaggi storici, uomini o donne senza distinzione, facendone i ritratti spesso di profilo, con la maschera da sub. Ma da dove nasce quest’idea della maschera da sub? L’artista sembra quasi avere la consapevolezza che la vita, in fondo nasce dall’acqua, della quale in maggioranza, è composta la struttura fisica dell’essere umano e dunque pare aver traslato in questo elemento anche la vita dell’arte e della storia, ponendovi i personaggi iconici delle stesse, aggiungendo però all’acqua, anche l’aria, che è il soffio vitale impercettibile ma fondamentale e che nell’ambito artistico, può essere paragonato allo spirito creativo. Ecco dunque il motivo della maschera da sub, strumento per mezzo del quale, i personaggi restano vivi attraversando a nuoto il mare magnum della storia. Per rimanere in tema dantesco abbiamo poi, “Dante esule tra gli esuli” di Maurizio Rapiti.

Maurizio Rapiti, ha scelto la via del classicismo col quale raffigura i soggetti, per poi riattualizzarli, come nel caso di Dante, che si trova di fronte Caronte, che conduce un’imbarcazione di migranti. L’arte di Rapiti quindi va oltre la “Post Pop Art”, che spesso caratterizza la cosiddetta street art, termine che abbiamo posto volutamente in minuscolo, in quanto suona ormai obsoleto, vista l’evoluzione multiforme che questo vero e proprio movimento senza manifesto fondativo, ha ormai intrapreso. Non poteva mancare, in questa mostra Clet, la cui fama, ha ormai varcato i confini nazionali, creando molti emuli. Nella foto seguente il suo “Cocktail” ovviamente “servito” non su un vero cartello stradale, ambito nel quale nasce la sua “Road Art” che gli ha creato anche qualche problema legale in Paesi nei quali alterare sia pur a fini artistici i segnali stradali è un reato abbastanza serio.

Abbiamo poi Meri Ciuchi, che potremmo definire una “tatuatrice onirica dell’arte”, in quanto inserisce nelle sue opere degli insetti, che vanno sia a decorare come tatuaggi, appunto, il corpo del soggetto sia a sovrapporre l’intera composizione, come dei sogni che avvolgono con la loro presenza il tutto, come possiamo vedere nella foto che segue.

Un altro artista ormai famoso è Skim, al secolo Francesco Forconi, che ha uno stile tutto suo a metà tra il disegnatore di videogiochi ed il fumettista puro, con dei rimandi Jacovittiani molto accentuati, come nell’opera della foto seguente, soprattutto nella matita allungata che sembra fluttuare nell’aria, che ricorda, appunto gli elementi coi quali il grande Jacovitti decorava le proprie tavole.

Per finire ci occupiamo di Gianmarco Sieni, in arte Bisturi, che abbiamo intervistato in occasione della preview della mostra, venerdì scorso.

Ecco l’intervista che ci ha gentilmente concesso:

“Innanzitutto perché hai scelto “Bisturi” come pseudonimo?”

“Perché riflette molto il mio stile fatto di linee sottili ma con le quali cerco di dare un significato profondo alle mie opere, esattamente come un bisturi che lascia segni poco invasivi ma penetra in profondità, risultando quindi efficace. Il mio primo pseudonimo, che adottai in occasione della mia prima mostra, insieme ad una mia compagna di classe, organizzata da un’insegnante dell’istituto d’Arte, dove ho studiato grafica pubblicitaria era “Monoline” ma poi l’ho abbandonato ritenendolo troppo banale. Comunque il.mio stile nasce proprio dalle esigenze stilistiche della grafica pubblicitaria attraverso le quali cerco di veicolare i miei messaggi ed il mio punto di vista sulla società.”

“Quali obiettivi ti poni aldilà, appunto, del lanciare i tuoi messaggi con le tue opere sapendo immagino che potrebbero non essere compresi?”

“Sono consapevole del fatto che i miei messaggi potrebbero non essere capiti, ma la funzione di un’artista è quella di far riflettere, non di imporre il proprio punto di vista, quindi non mi preoccupo se sarò, o meno, compreso in quello che voglio esprimere con la mia arte. Per quanto riguarda gli obiettivi, diciamo che al momento, essendo un artista giovane ed emergente, le mie aspettative sono quelle di crescere artisticamente e di poter esporre sempre più magari arrivando anche all’estero, aumentando così piano piano, le mie quotazioni. Sono contento di esporre in contemporanea, qui e presso la RoccArt Gallery, di Via delle Ruote perché significa che la mia arte comincia ad essere apprezzata.”

Nella foto seguente l’opera di Bisturi, intitolata: “Snob High Glass” nella quale si vede bene come effettivamente predomini l’essenzialismo delle linee, che rimanda ai grandi maestri della grafica dell’Est Europa degli anni ’70.

Luca Monti

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