Dalle 17 e 30 circa, ora italiana di ieri pomeriggio, sino alla mezzanotte, si è verificato un fenomeno inconsueto e sotto molti aspetti, inquietante. Si sono, infatti, bloccati a livello globale, tutti i social, tranne Telegram, Twitter e Wechat.

Questo evento ha assunto subito le dimensioni di uno psicodramma collettivo, vista la forte dipendenza dallo strumento social, di milioni se non miliardi, di persone, per le loro relazioni interpersonali. Facendo un breve sondaggio, abbiamo sentito formulare sull’argomento le ipotesi più svariate. Ci sono, infatti coloro che lo ricollegano alle teorie di Qanon, secondo le quali, tale blocco avrebbe dovuto verificarsi già ad aprile del 2020 ed essere propedeutico alla rivelazione di non si sa bene quali verità nascoste dietro la politica Usa e mondiale, ma vi è anche chi, più semplicemente nota la coincidenza con le elezioni amministrative nel nostro Paese e sospetta che il blocco dei social, sia servito a coprire qualche tipo di broglio elettorale. Al netto di queste tesi puramente complottistiche circola poi una terza ipotesi, più articolata e meno superficiale, secondo la quale questo blocco dei social, sarebbe l’inizio di una seconda fase, di una guerra asimmetrica, tra la Cina e l’Occidente, che sarebbe cominciata con la diffusione del virus. A supporto di questa ipotesi geopolitica, vi sarebbe il fatto che, come detto all’inizio Telegram, Twitter e soprattutto Wechat, non sono stati colpiti dal black out di ieri. Wechat, per chi non lo sapesse, è il principale social media cinese, accessibile quasi esclusivamente in mandarino, mentre Telegram, si appoggia su server russi e Twitter, viene utilizzato in gran parte dai leaders politici per i loro comunicati ufficiali. Ciò vorrebbe dire, che l’azione di blocco social, sarebbe stata “tarata”, su obiettivi occidentali di massa, anche se lo scopo risulterebbe, ovviamente ignoto e potrebbe spaziare dal semplice test, per ulteriori e più forti attacchi, ad un avvertimento ai leaders avversari. Aldilà tuttavia del caso fortuito, poichè si sarebbe trattato, in realtà e per fortuna, di un fenomeno non voluto, causato da un errore commesso durante un cambiamento di configurazione interno a Facebook, dai server del quale dipendono anche Instagram e Whatsapp, il black out social di ieri, ha gettato come detto nel panico moltissime persone, abituate a relazionarsi con gli altri tramite i social ma soprattutto pone diverse questioni imbarazzanti, al mondo occidentale. In primis, il fatto che le difese informatiche sono estremamente vulnerabili e la società digitale verso la quale veniamo spinti anche in Italia tanto da avere apposite cabine di regia istituzionali in tal senso, potrebbe essere molto fragile e facile preda di attacchi ostili, col rischio di vedere bloccare ogni attività umana, in pochi secondi. Va poi monitorata con attenzione la posizione della Russia, in un’eventuale guerra asimmetrica perchè se Telegram, ha come detto, retto l’impatto del blocco di ieri garantendo un minimo di comunicazione social, è anche vero che il basare tutto su server russi alla lunga potrebbe non essere una strategia vincente in caso di reale conflitto con la Cina. Purtroppo, se si verificasse quest’ipotesi, il futuro per l’Occidente, non si prospettebbe per nulla roseo, anzi, vista l’apparente debolezza degli Usa, e l’inconsistenza politica e militare dell’Europa ed in particolar modo dell’Italia, Paese nel quale il dibattito si svolge ancora secondo gli schemi di quasi due secoli fa incentrato sui rapporti tra destra e sinistra, che ormai rappresentano solo due indicatori di direzione, senza alcuna valenza ideale, nè politica, come ben percepito dai Cittadini, che, infatti si sono recati alle urne, domenica e lunedì con percentuali molto basse, ai minimi storici. Insomma, occorre iniziare a studiare strategie alternative, in ogni campo, politico, sociale ed economico, se non vogliamo perdere un’eventuale guerra asimmetrica ed invisibile, ma potenzialmente reale, col paese del Dragone.

Luca Monti

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