Rappresenta ancora un vero e proprio enigma l’omicidio del Presidente haitiano, Jovenel Moise, avvenuto alcuni giorni fa.

Certamente Moise, non era amato dal popolo haitiano, visto che governava dal gennaio scorso, di fatto per decreto e senza parlamento ma rispetto alle feroci dittature, alle quali lo sfortunato Paese caraibico, è abituato da tempo, il suo operato appariva decisamente migliore, malgrado le accuse rivoltegli da più parti di utilizzare bande paramilitari per rimanere al potere. Inoltre, il giorno prima di essere ucciso, aveva nominato un nuovo Primo Ministro, Ariel Henry, proprio per preparare il Paese, alle elezioni che avrebbero dovuto portare il 26 settembre, allo svolgimento di un referendum costituzionale ed all’elezione di un nuovo Presidente e di un nuovo Parlamento. Quindi l’omicidio di Jovenel Moise ed il grave ferimento della moglie, nello stesso episodio, non sono il frutto di moti rivoluzionari popolari, e probabilmente, nemmeno di malumori politici interni. A confermarlo sono le modalità dell’attentato, che è stato operato, secondo fonti ufficiali di polizia haitiane, da un commando di circa trenta persone in prevalenza colombiane, tutti ex militari, appartenenti ai corpi speciali di quel Paese, ma a quanto sembra, operanti in quella missione per “conto terzi”, vale a dire come mercenari. Capire tuttavia, chi vi sia dietro questo episodio, è molto difficile, in primis perchè, in teoria manca il movente. Come abbiamo detto, Jovenel Moise, non era propriamente un dittatore e stava preparando il Paese, ad un passaggio elettorale, quindi non rappresentava una minaccia per la democrazia. Ma il mistero si infittisce ancor di più, considerando l’utilizzo di un commando di mercenari stranieri per un omicidio tutto sommato semplice, alla luce dell’inadeguatezza del sistema di protezione della dimora presidenziale, segno che non vi erano avvisaglie di potenziali pericoli nel corpo sociale del Paese. Chi si intende anche minimamente di geopolitica, sa poi che i costi di una simile operazione sono molto elevati visto il numero di mercenari coinvolti ed il loro livello di addestramento. Inoltre vi è un elemento assolutamente strano ed incoerente, in questo assalto. Tutti i mercenari, tranne due, a quanto pare, erano bianchi e non parlavano nè il francese, nè il particolare dialetto sincretico haitiano, particolari che rendono l’idea quasi di una missione suicida, vista l’impossibilità di mimetizzarsi tra una popolazione, composta pressochè esclusivamente da individui di etnie africane ed infatti, quasi tutti i membri del commando, ormai, sono stati o catturati od uccisi, in scontri a fuoco, con le forze di sicurezza haitiane.

Insomma perchè spendere cifre importanti, sacrificando al contempo, risorse umane qualificate, quando per ottenere lo stesso risultato, si potevano comprare per pochi dollari dei tagliagole locali, reclutati tra la malavita della capitale haitiana, Port Au Prince? Insomma cosa si muove realmente dietro l’omicidio di Jovenel Moise?

Luca Monti

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