Tra due giorni, scatterà l’ora x del green pass obbligatorio sui luoghi di lavoro, tranne forse per i portuali, coi quali, in particolar modo quelli di Trieste, è in corso un braccio di ferro da parte del Governo, che ha posto sul tavolo della trattativa la gratuità dei tamponi per gli operatori del settore, rifiutata peraltro dalla categoria, che insiste per l’abolizione totale del green pass.

Chi mastica un minimo di politica, sa che molto probabilmente si arriverà ad un accordo fra le parti, che stabilirà l’esenzione dei portuali dalla certificazione vaccinale, che riguarderà invece le altre categorie. Non possiamo, qualora si verificasse tale ipotesi non porci la domanda del perchè, ad esempio un poliziotto in servizio a Trieste, debba per forza essere munito della certificazione vaccinale, per andare a lavorare mentre un portuale, operante nella stessa città potrebbe invece, essere esentato da tale obbligo. Posto che ormai sembra chiaro, come il green pass, sia una misura di natura politica, che col rischio sanitario ha poco a che fare, è evidentemente frutto di un calcolo politico, anche la possibile esenzione dei portuali dallo stesso lasciapassare. Facciamo due considerazioni di natura economica, infatti. La prima è che al Governo, il green pass, in fin dei conti conviene, visto che ad essere colpite dal provvedimento sembrano essere in prevalenza categorie legate ad uno stipendio, erogato dallo Stato, quali gli insegnanti e gli operatori sanitari. Ecco quindi che dietro alla pervicacia con cui il Governo, porta avanti tale decisione malgrado essa sia assolutamente divisiva nella società, potrebbe esservi la volontà politica, di tagliare le spese salariali del settore pubblico, che come si sa, rappresentano una bella fetta del debito dello Stato. la seconda considerazione è legata proprio ai portuali. Fermare i porti infatti, come sembra aver notato per prima, nella compagine governativa la Ministra degli Interni, Lamorgese significa andare in qualche modo anche contro gli interessi europei, come dimostra il grafico sottostante che evidenzia gli intensi volumi di traffico merci ferroviario dal porto di Trieste, a numerose città dell’area Euro, che andrebbero quindi in crisi per mancanza di rifornimenti.

Senza contare il nutrito partito filo cinese, all’interno della maggioranza che certamente storcerebbe il naso di fronte ad un blocco portuale, dato che il Paese del Dragone, a causa dell’enorme movimentazione prevalentemente navale, dei suoi prodotti destinati all’export, sembra avere una vera e propria ossessione per i porti europei, nella rete dei quali, Trieste, essendo il porto più ad est nel nostro Paese, oltre ad avere uno status di extradoganalità, come porto franco internazionale, svolge un ruolo particolarmente importante. Ecco quindi che non dobbiamo stupirci più di tanto, se dal 15 ottobre, i portuali dovessero venire esclusi dalle categorie lavorative soggette al green pass, anche se tale mossa potrebbe risultare deleteria, perchè farebbe chiaramente intendere anche a chi non l’avesse ancora capita, la vera natura del provvedimento, che come detto, è politica e non sanitaria.

Luca Monti

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