Sta continuando quello che appare sempre più uno scontro, tra il Governo ed Atlantia, del Gruppo Benetton, sulla revoca delle concessioni autostradali.

Roberto Tomasi, Amministratore Delegato di Autostrade, in un’intervista pubblicata lo scorso fine settimana dal quotidiano romano “Il Messaggero”, ha dichiarato infatti: “Il Governo ha visto soddisfatte le richieste su nuove tariffe, investimenti, importi compensativi e convenzione. Siamo disponibili a firmare subito l’atto transattivo, a patto che riguardi la sola concessione. La revoca o qualunque altro provvedimento sarebbero ingiustificati ed un grave danno per il Paese, e dovrebbe essere interesse di tutte le parti individuare senza forzature un percorso trasparente e basato su procedure di mercato per portare a compimento la modifica dell’assetto azionario di Aspi, rispetto al quale Atlantia si è impegnata avviando il processo di dual track e convocando la propria assemblea.”

I toni usati da Tomasi, sono certamente duri, ed equivalgono ad una sorta di muro contro muro, nel quale potrebbe risultare più fragile quello eretto dal Governo, specialmente se Atlantia, dovesse, come la storia delle trattative stato – industria del nostro Paese insegna, agitare in qualche modo lo spettro occupazionale, o quello di una richiesta danni multimilionaria, che rappresenterebbe una possibile mazzata per i conti pubblici, perennemente in rosso, specialmente in questo periodo di scarse entrate fiscali. E su questa vicenda hanno puntato gli occhi, anche i rappresentanti delle piccole e medie imprese, che non vedono di buon occhio questa ennesima prova di forza da parte dei grandi gruppi industriali.

Il Presidente dell’Associazione Partite Iva Toscana, Massimo Gervasi, in una nota dichiara, infatti: “Siamo già abituati a queste immagini, ed a questi ultimatum: Fiat, Alitalia, Thyssenkrupp, e adesso, è la società Atlantia, leader globale nel settore delle infrastrutture di trasporti autostradali ed aereoportuali, legata alla famiglia Benetton, a giocare duro con lo Stato, minaccia ripercussioni a livello internazionale. La tecnica è sempre la stessa: minaccia di licenziamenti e richieste danni, riuscendo a capovolgere la frittata grazie ad eccellenti avvocati capaci di ribaltare le regole e soprattutto capaci di addossare le proprie colpe ad altri. Fa molto pensare, l’atteggiamento ballerino di questo Governo: duro con il popolo e sottomesso con le “lobby”. Così come fanno pensare, le distrazioni da parte dell’opposizione, che come succede per i normali cittadini, sembrano scoprire la presenza di emendamenti e decreti solo a cose fatte. A questo punto il mio invito a tutte le associazioni di impresa, è di non seguire più la politica, perchè bisogna essere ancora più uniti, seguendo l’esempio dei grandi “approfittatori e speculatori”…. Le PMI devono scendere in piazza, in tutta Italia, insieme a tutti i loro dipendenti agitando come fanno le grandi industrie la minaccia di licenziamenti e di sciopero fiscale, perchè lo Stato mente, e sa di mentire, quando parla di ripresa economica. Luglio ed agosto, infatti hanno rappresentato, e solo per qualcuno, solo una boccata di ossigeno, giusto per continuare a sopravvivere. Ora se bisogna giocare duro noi siamo pronti.”

Luca Monti

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