Mentre l’opinione pubblica italiana ed i media erano concentrati sulla solita aria fritta elettorale, che comunque ha portato un soffio di novità, con l’affermazione dell’astensionismo come primo partito, in Asia, continente nel quale vive la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, sono avvenuti due fatti molto importanti. Per quanto riguarda l’India domenica 18 settembre, si è svolto a Toronto, in Canada, il cosiddetto referendum sul Khalistan fortemente voluto dal movimento politico “Sikhs for Justice” per ratificare l’indipendenza del Punjab dall’India.

Il referendum votato in Canada dalla popolazione Sikh, residente in quel Paese segue quelli svoltisi nel dicembre 2021 a Londra ed a Roma, con ben 18mila Sikhs, residenti in Italia, che si sono recati alle urne in quell’occasione. Questi referendum si svolgono fuori dal territorio indiano, in quanto il movimento Sikhs for Justice, è stato dichiarato fuorilegge in India proprio per le sue aspirazioni secessioniste. La strategia dell’SFJ è quella di ottenere quindi un forte consenso all’indipendenza del Punjab, da parte dei Sikhs residenti all’estero, per presentare tale consenso all’assemblea dell’Onu, alfine di ottenere la possibilità di svolgere un analogo e ben più importante referendum, proprio nel territorio oggetto del contendere ed arrivare così alla secessione dall’India. Il referendum svoltosi a Toronto domenica 18 settembre, era dunque molto tenuto dal governo Indiano, tanto che l’Ambasciatore dell’India in Canada, aveva espressamente chiesto che venisse proibito, ma il governo Canadese, ne ha consentito lo svolgimento, provocando un caso diplomatico tra i due Paesi. Tralasciando l’analisi del comportamento alquanto bizzarro del governo Canadese, fautore di tremende restrizioni della libertà personale dei propri cittadini, durante la speriamo, ormai definitivamente passata, fobia pandemica e trasformatosi in paladino dei diritti elettorali dei Sikhs residenti sul proprio territorio il referendum svoltosi domenica 18 settembre ha rappresentato un indubbio successo politico per l’SFJ che ha portato alle urne oltre 100mila votanti, tra le proteste del governo indiano. Per quanto riguarda la Cina, invece, sui social ed anche su alcuni giornali, si parla, da alcuni giorni, di un possibile colpo di stato, avvenuto in quel Paese, ma non confermato, che avrebbe portato agli arresti domiciliari del presidente Xi Jin Ping. La non conferma dell’avvenuto golpe in Cina, non ci meraviglia più di tanto, conoscendo il Paese del Dragone, nel quale le notizie vengono divulgate solo quando il momento viene ritenuto propizio per farlo e non resta che attenderne la conferma, o la smentita, ufficiale per capire quali ripercussioni questo evento, se confermato potrà avere sulla scacchiera della geopolitica mondiale.

Luca Monti

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