Unire i pezzi. Che questa sia un’ipotesi sociale e culturale in questo difficile e delicato momento? Il mosaico fiorentino, raffinata tecnica artistica della lavorazione in pietre dure naturali semipreziose, è una tradizione a Firenze da 500 anni. Le pietre, spiega Misuri, sono raccolte nei campi e nei fiumi toscani quando non provengono da tutti i paesi del resto del mondo.
La pietra si taglia per trovare al suo interno sfumature e colori per la realizzazione di un quadro. Si parte sempre dalla ricerca del materiale. Il disegno del progetto viene ricalcato su carta, poi viene incollato sulle pietre scelte per la realizzazione. Il disegno è suddiviso nei pezzi e nei frammenti che devono comporre il mosaico. L’incollaggio dei pezzi di carta adesiva sulla pietra si chiama “macchiatura”. Quando i modelli adesivi sono attaccati ed aderiscono alla pietra, si possono tagliare i segmenti. Si trafora con uno strumento ad arco di legno di castagno a filo di ferro dolce su cui è sparsa polvere carborundum. I pezzi del mosaico poi vengono uniti con una speciale colla apposita. Poi c’è la fase di “limatura”, con vari tipi di lime per ottenere perfetta aderenza dei pezzi fra loro. L’ abilità tecnica, in questo lavoro, corrisponde alla precisione di questo passaggio. L’incollaggio dei pezzi uniti fra loro avviene dal rovescio; con una colla prodotta dallo stesso Misuri, con cera d’api e pece greca. L’unione dei pezzi di pietra, tagliati e limati, si chiama “commettitura”. Quando il quadro è completo si procede alla spianatura a rovescio. IL mosaico viene pareggiato sul retro e incollato a mastice pietrificante su altro piano, poi rifilato tutto ancora una volta con una moletta diamantata .Ultima tappa del lavoro : la “lucidatura”. Essa viene eseguita con molta attenzione poiché un minimo granello di polvere può graffiare e quindi compromettere il mosaico; prima veniva eseguita in un ambiente quasi asettico da una persona specializzata soltanto in questa fase della lavorazione. Un tempo ogni laboratorio di mosaico contava almeno 20 persone, ognuno specializzato per una delle fasi di lavorazione mentre oggi, il mosaicista deve praticamente saper eseguire tutti i passaggi. Infine lavatura, asciugatura, e si ottiene il risultato finale. Chiamata fin dal ‘500, “pittura di pietra”, quest’arte ebbe sin dalle sue origini l’ambizione insita nel nome, di competere in qualche modo con la pittura, ed effettivamente questo tipo di tecnica lapidea, ha la tenuta del colore della tempra della costituzione della pietra stessa. Perciò l’aspetto eternale della pittura, nel mosaico è esteso e suggellato nel tempo. La figurazione si sviluppò fin da subito, in quanto, le possibilità cromatiche ed espressive delle sfumature, di venature, screziature, macchie e di tutte le possibili variazioni corrispondenti alla composizione e allo stadio di cristallizzazione e calcificazione della pietra stessa, hanno suggerito e dimostrato che si possa realizzare con esse un livello altamente dettagliato di particolari ed anche in ciò risiede la sua preziosità e raffinatezza. Il Commesso Fiorentino pur inscrivendosi nella tradizione, sulla scia dell’intarsio romano di epoca precedente, che veniva realizzato in pietra tenera e per ciò non molto dettagliato, e del mosaico vero e proprio che fin dall’antichità veniva realizzato con tessere quadrate, si differenzia da entrambi proprio perché le pietre vengono tagliate in forme varie, a seconda delle esigenze formali della realizzazione e della composizione della raffigurazione.
Il Commesso fiorentino, dal termine latino “committere” cioè congiungere è nato nel ‘500 per volere della famiglia Medici, che riunì, nel 1588, le manifatture al servizio dei Granduchi, nella Galleria dei Lavori, nota in seguito come Opificio delle Pietre Dure, istituzione presente ancora oggi a Firenze. Il Commesso Fiorentino, si lavora ancora in pochissime botteghe data la difficoltà della tecnica, l’ abilità e la precisione richieste ed i lunghissimi tempi di lavorazione. Quella di Marco Misuri, chiamata L’Arte delle Pietre, è dunque una delle ultime rimaste ed offre una
qualità altissima, anche per lavori su commissioni con progetto a misura. Di seguito facciamo una carrellata su alcune opere di Marco Misuri.

Lastre di pietre dure tagliate prima della lavorazione 
La Cattedrale di Santa Maria del Fiore, in un’interpretazione in commesso fiorentino
Interpretazione in commesso fiorentino, dell’opera “Marmi di Carrara”, di Vincenzo Cabianca
Interpretazione in commesso fiorentino, dell’opera “Cipressi al Poggio Imperiale di Vincenzo Cabianca
Interpretazione in commesso fiorentino, dell’opera “La Sera” di August Macke

Interpretazione in commesso fiorentino, dell’opera “Uomo Seduto” di Roger De La Fresnaye
Interpretazione in commesso fiorentino, dell’opera “La Pioggia” di Michail Larionov
Medaglione in labronite

Articolo e Ph. di Siriana Lapietra

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