Il calcio, a mio avviso, versa ormai da anni, in una delle peggiori crisi da quando venne inventato. A cosa è dovuta questa crisi? Non sono in grado di fare un’analisi globale ma sicuramente, limitandomi a parlare dell’Italia, credo che la crisi del calcio nostrano, sia da addebitarsi ad una classe dirigente sia nella F.I.G.C. che nella Lega, obsoleta ed incapace di portare una ventata di novità e coraggio all’interno del movimento calcistico. Ma la causa più devastante in assoluto è stata la cosiddetta legge Bosman, cioè la liberalizzazione numerica dei calciatori stranieri in Europa. Oggi, infatti, e questo non solo in serie A, e nelle altre leghe professionistiche europee, ma anche nei campionati primavera (!!), ci troviamo con squadre piene zeppe di stranieri, che ovviamente impediscono ai giocatori locali di emergere, ed impoveriscono sempre di più il livello delle varie selezioni nazionali. si tratta di un vero peccato, soprattutto per l’Italia, che insieme al Brasile, è sempre stata la nazione calcisticamente più talentuosa, chi non ricorda, infatti, campioni come Riva, Rivera, Mazzola, o la mitica nazionale dell’82, entrata in testa ad ognuno di noi come uno scioglilingua “Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni, Graziani”, oppure ancora i Baggio, Baresi, Maldini ecc. degli anni 90, mentre oggi nessuno ricorda più una formazione a memoria!! Il calcio moderno non piace a nessuno, eppure solo per l’interesse di pochi, ci hanno rovinato anche quello!! Il calcio viveva delle sue sacralità, si giocava la domenica tutti alla stessa ora, e non come adesso che si gioca assurdamente tutti i giorni. Le maglie avevano un’anima e non erano come adesso piene di sponsor e dai colori più disparati e l loro numerazione era dall’1 all 11, come dovrebbe essere. Per non parlare dei palloni gialli, delle scarpe color paperino, degli arbitri in maglia fuxia. Intanto gli stadi, oggi tristemente chiusi, già prima dell’emergenza erano sempre più vuoti e non solo per la nauseante offerta televisiva, ma anche perchè qualcosa si è progressivamente rotto, nel rapporto tra la gente e tutto il circo mediatico che gravita intorno al mondo calcistico. La speranza è che, approfittando di questo periodo di necessarie riflessioni sul futuro, in ogni settore della società, si faccia un passo indietro e si torni ad un calcio più umano.

Luciano Camilli

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