Oggi, a Scarlino, alla presenza del Gonfalone Comunale e del Sindaco, Francesca Travison, del nuovo Vescovo di Grosseto Monsignor Giovanni Roncari, salito alla Cattedra Vescovile, il 9 agosto scorso e di alcune rappresentanze delle Forze Armate si è svolta la celebrazione solenne del 250esimo anniversario della Beatificazione di Tommaso Bellacci.

Si tratta di un Beato poco conosciuto a Firenze, pur se nato nella nostra città. Ci piace quindi ricordare questa figura importante della Fede Cristiana, che vide in Firenze, nei tempi antichi, un luogo privilegiato. Il Beato Tommaso Bellacci nacque come detto, a Firenze, nel 1370, da una famiglia, da poco trasferitasi in città, da Linari, e residente sul Ponte alle Grazie, da dove il padre macellaio, raggiungeva il dirimpettaio Ponte Vecchio, per esercitare la sua professione. Come molte altre figure di beati e santi, anche Tommaso, ebbe una gioventù dissoluta e rissosa, fino a quando deluso da uno dei suoi amici nobili che frequentava, dal quale si aspettava protezione contro accuse false, che rischiavano di portarlo in carcere e si vide invece respinto in malo modo, venne avvicinato da Angelo Del Pace, membro della Compagnia “Del Ceppo”, che si occupava del recupero di giovani scapestrati, che riuscì a convertirlo alla Fede. Nel 1388, Tommaso, entrò come fratello laico nel convento di San Francesco a Fiesole, dove ancora e’ visibile la sua cella poverissima, in quanto egli voleva col proprio nuovo stile di vita estremamente parco e rigoroso cancellare il proprio passato. Nel 1418, viene nominato Vicario per la Puglia e calabria, regioni nelle quali aveva contribuito a fondare molti conventi. Ma quello che amava di più, era quello di Monte di Muro, sopra Scarlino, chiuso nel 1809, a seguito delle leggi napoleoniche ed oggi ridotto a rudere, tanto da scegliere di farsi chiamare, Fra’ Tomma’ da Scarlino.

La sua fama di frate integerrimo, era enorme tanto che nel 1439, venne inviato in Medio Oriente, con una delegazione di altri Francescani del convento di Fiesole, guidata dal Beato Alberto da Sarteano, con una Bolla di Papa Eugenio IV, che affidava loro il compito di cercare di unire le Chiese Cristiane, approfittando dei buoni rapporti che San Francesco, aveva instaurato coi Sultani d’Egitto, che autorizzavano sempre la libera circolazione dei Francescani, nei loro territori, tranne che verso l’Etiopia. Alla morte del Beato Alberto da Sarteano Tommaso, che aveva preso il comando della delegazione volle infrangere il divieto del Sultano, a recarsi in Etiopia. Per questo la delegazione venne imprigionata due volte durante il viaggio e salvata grazie al riscatto pagato da ricchi mercanti fiorentini che conoscevano la fama di Tommaso, che non si arrese ed arrivò finalmente in Etiopia, coi suoi, venendo catturati di nuovo e dopo tre mesi di dura prigionia, all’interno di una cisterna senz’acqua, in attesa di essere uccisi, vennero salvati di nuovo col riscatto pagato stavolta dal Papa in persona. Tommaso Bellacci, morì il 31 ottobre del 1447, nel convento di Rieti, durante un viaggio verso Roma, col quale sperava, tre anni dopo il suo ritorno in Italia, di ottenere dal Papa, un nuovo permesso di evangelizzazione in Medio Oriente. Oltre a questa sua tenacia in vita, sono ricordati molti miracoli, post mortem, avvenuti tra i fedeli che visitavano la sua tomba, traslata nel 2006, nel Santuario Francescano di Fonte Colombo, sempre nel reatino. Venne beatificato il 24 agosto del 1771, da Papa Clemente XIV e da allora è conosciuto come Beato Tommaso da Scarlino o da Firenze. In occasione della celebrazione solenne odierna, è stata anche emessa una medaglia in argento, in edizione limitata dedicata all’evento, anch’essa legata a Firenze, in quanto disegnata e realizzata dalla ditta Picchiani e Barlacchi, attiva nella nostra città, sin dal 1902.

Foto ed articolo di Luca Monti

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