E’ di questi giorni la notizia che l’università di Pisa avrebbe implementato una misura che, a dire del rettore Mancarella, aiuterà moltissimo gli studenti a percorrere la strada verso l’emancipazione e una società più giusta. Ci sta dicendo il Mancarella, che si opporrà a una futuribile reintroduzione del green pass questo autunno? Ci sta dicendo che non imporrà nessun obbligo vaccinale verso il personale dell’università e degli studenti?

Niente di tutto questo: il Mancarella festeggia l’istituzione di ottantasei (dicasi 86) bagni gender-free. Ovvero bagni non più divisi per sesso, ma nei quali tutti potranno andare a espletare i loro bisogni. Con il plauso e alla presenza dell’Assessore Regionale Nardini dunque, l’università di Pisa, festeggia questo importante traguardo come una delle pietre miliari della sua storia. Sarà. A noi sembra più che altro una supercazzola destinata a risparmiare sulla realizzazione dei cessi, con tutte le complicanze di natura igienico-sanitaria che ne conseguono. No, non stiamo facendo del moralismo sciocco: stiamo solo dicendo che le ragazze non saranno contente di fare pipì dove i colleghi maschi, sono stati prima di loro. Queste sono le basi! E con questo salutiamo l’ennesimo episodio nella discesa agli inferi della scemenza, da parte della Toscana, regione che ormai qualcuno ha rinominato Repubblica Democratica Popolare di Bulacchia: sempre più inserita nei Balcani di cinquant’anni fa, sempre più indietro nella cultura e nella storia, delle quali, un tempo ahinoi lontano, era indiscussa protagonista, in ben altra forma e con ben altra gloria.

Giuliano Fresi

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