Questa mattina si sono ritrovati al cimitero di Trespiano, alcuni esponenti del Circolo Ferrovieri, dell’Anpi Sezione Pignone, di Rifondazione Comunista, Partito Comunista dei Lavoratori e Confederazione Unitaria di Base, per commemorare il centenario delle uccisioni di Spartaco Lavagnini e Gino Mugnai, avvenute, appunto, il 27 febbraio del 1921, in due distinti episodi, con la posa di due mazzi di rose rosse sulle loro tombe.

L’omicidio di Spartaco Lavagnini, sindacalista comunista dei ferrovieri, è il più famoso tra i due delitti, tanto che a Lavagnini, è stato intitolato, anche uno dei viali di circonvallazione della nostra città, ma è stato il secondo in ordine di tempo fra i due, e si svolse il pomeriggio intorno alle 17, con un’irruzione all’interno della sede sindacale e l’esplosione di un colpo di pistola a bruciapelo contro il Lavagnini, appunto che era evidentemente l’obiettivo del raid fascista.

L’omicidio di Gino Mugnai, invece è avvenuto la mattina di quel 27 febbraio di cento anni fa, in Piazza Duomo qualche ora prima, quindi, rispetto a quello di Spartaco Lavagnini, e la sua dinamica, è stata decifrata solo alcuni anni fa, da alcuni suoi colleghi capotreno, che si sono appassionati alla vicenda storica, che vide coinvolto tragicamente uno di loro.

In pratica, secondo la ricostruzione Gino Mugnai, si sarebbe trovato a passare, in Piazza del Duomo, con il quotidiano “l’Avanti”, sottobraccio durante un corteo di protesta contro un attentato, e non si sarebbe tolto il cappello. Tale gesto sarebbe stato considerato sconveniente ed irrispettoso da un Carabiniere, che avrebbe quindi sparato a bruciapelo, contro il capotreno, uccidendolo. Adesso i due ferrovieri, morti cento anni fa, a poche ore di distanza uno dall’altro riposano praticamente insieme, a Trespiano, quasi di fronte, essendo separati da circa venti metri di terreno che dividono le loro tombe, che ogni anno, appunto il 27 febbraio, ricevono le visite di colleghi ferrovieri, e di militanti politici e sindacali, che vogliono tramandare la memoria di quei tragici eventi di un secolo fa. Speriamo vivamente che non venga più versato sangue umano, in nome della politica.

Luca Monti

Ph. Stefano Giannattasio

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