Silvia Fruzzetti ricopre il ruolo di Segretaria della Federazione Toscana all’interno del partito dei CARC, a livello nazionale è membro della Direzione Nazionale e del Comitato Direttivo del Partito. Segue in particolare l’attività di organizzazione dei giovani delle masse popolari a partire dagli studenti e quindi a sostegno della loro partecipazione alla lotta di classe per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.  Secondo la Fruzzetti questo è l’unico modo, oggi, per un giovane (in particolare) di dare senso alla propria vita; per combattere sfiducia, nichilismo, mondo virtuale e individualismo che la classe dominante semina a piene mani e di cui sono vittime soprattutto i giovani. In questo periodo si sta occupando anche della mobilitazione e organizzazione dei giovani nella formazione e nel coordinamento delle Brigate di solidarietà per far fronte all’emergenza sanitaria, economica e sociale.

In un precedente vostro comunicato, pubblicato su FiorenzaOggi, è stato dichiarato questo: “Queste forze in Toscana sono: il M5S, Toscana a Sinistra, Partito Comunista Italiano, il Partito Comunista, e Potere al Popolo, che si sono candidati in questa tornata elettorale. Queste forze se vogliono essere coerenti con le loro dichiarazioni devono agire, nella pratica, come un Fronte, contro le Larghe Intese, con un’alleanza a sostegno di tutte le iniziative che la classe operaia le Partite Iva, gli artigiani e le tutte le piccole e medie imprese, metteranno in campo per contrastare la crisi. Costruire questo fronte è stata la parola d’ordine che abbiamo agitato nella campagna elettorale, ed è stato il contenuto delle iniziative di lotta a sostegno dei lavoratori su cui abbiamo chiamato pubblicamente i candidati a intervenire, confluendo, al di là delle differenze politiche, nel sostegno degli interessi delle masse che dicono di voler difendere e rappresentare”. Non è la prima volta che partiti e movimenti di matrice comunista si rivolgono, politicamente, agli artigiani e alle partite IVA. Può chiarirci la vostra posizione a riguardo? Anche le partite IVA e gli artigiani fanno parte della classe operaia? Vi proponete quali loro rappresentanti?

Innanzitutto partiamo dall’analisi reale della società: noi viviamo in una società che è divisa in due campi molto netti e antagonisti; da una parte il campo di coloro che per vivere devono lavorare, e cioè le masse popolari, dall’altra il campo di coloro che non hanno bisogno di lavorare perché vivono del lavoro altrui (ricavano profitto dallo sfruttamento del lavoro degli altri e se lavarono lo fanno solo per accrescere il loro capitale).

Questa è la società capitalista analizzata da Marx più di 150 anni fa. La comprensione della reale natura dell’attuale società serve per fare una corretta analisi di classe di cui i comunisti devono dotarsi per sviluppare un intervento corretto ed efficace sulla realtà stessa e per trasformarla nella società che mette al centro gli interessi collettivi e la salvaguardia dell’ambiente, cioè la società socialista.

Ora, nel campo delle masse popolari (il 90% della popolazione di un paese capitalista come il nostro) ci sono diverse classi sociali: dipendenti di aziende private (operai); lavoratori dipendenti di aziende pubbliche (per esempio quelli che lavorano nella Pubblica Amministrazione, nella sanità e scuola pubblica, ecc.); lavoratori autonomi (artigiani, piccoli imprenditori, ecc.), poi c’è il variegato mondo delle Partite IVA (lavoratori costretti ad aprire una Partita IVA per lavorare alle dipendenze di società private e pubbliche o professionisti) in cui rientrano non solo i liberi professionisti ma anche quelli che storicamente erano dipendenti, come gli infermieri, ma che oggi per via dei processi di privatizzazione dei servizi e precarizzazione sono spesso esternalizzati e assunti o tramite cooperative oppure, appunto, come Partite IVA, ma ci sarebbero tanti esempi che potrei fare.

Questi milioni di lavoratori autonomi che formalmente non sono dipendenti da un padrone in realtà vivono lo stesso sfruttamento (e alcune volete anche peggio) per condizioni di lavoro, ritmi e salario, della classe operaia, per questo appartengono al campo delle masse popolari. Noi contrastiamo la tesi di quanti li presentano come “piccola borghesia” e li collocano automaticamente nel campo della borghesia imperialista, cioè nel campo degli sfruttatori. Ecco, questa è un’analisi dogmatica e libresca della realtà nonché una storpiatura del marxismo che non tiene conto dello sviluppo delle condizioni oggettive e concrete. In particolare, non tiene conto della crisi che avviluppa la nostra società da almeno tre decenni: la seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale, ossia una crisi che non è ciclica, è strutturale, investe tutti i campi della società ed è entrata nella sua fase acuta e terminale nel 2008 (ricordiamo tutti la crisi dei mutui subprime negli USA), ulteriormente sconvolta a causa della pandemia da Covid-19.

Ebbene, questa crisi ha sconvolto e sconvolge le condizioni pratiche di milioni di persone, lavoratori autonomi compresi. Se in una fase di accumulazione del capitale, diciamo di “boom economico” per capirci, una parte di questi lavoratori è riuscita a fare un salto di classe, e quindi a passare (o meglio ad aspirare di passare) nel campo della borghesia imperialista, oggi è investita appieno dall’evoluzione della crisi generale che la spinge tra le classi proletarie.

La crisi travolge e sta travolgendo anche questi lavoratori che dipendono strettamente dall’economia reale che è a sua volta spolpata dal capitalismo finanziario dei grandi gruppi italiani e stranieri. Parliamo, nel nostro paese, di circa 5.4 milioni di persone, erano 6.3 milioni nel 2004 e il calo di quasi un milione di persone in 15 anni è dovuto agli sconvolgimenti della crisi nella fase acuta e terminale (chiusura di molte piccole attività commerciali e artigianali, ad esempio).

In linea di massima la composizione di questi lavoratori è così suddivisa: 1.8 milioni sono commercianti, 1.4 milioni sono artigiani, 1.3 milioni sono professionisti, 650 mila lavoratori agricoli, il resto sono lavoratori stagionali e di altre categorie. Il grosso rientra tra quanti hanno chiesto i 600 euro di indennità mensile per l’emergenza Coronavirus. Si tratta di una parte considerevole di masse popolari che va coinvolta nel processo di costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese!

Spetta ai comunisti incanalare la protesta e il malcontento di questi lavoratori: nei movimenti di massa la borghesia (coi suoi partiti e cioè i partiti delle Larghe Intese che nel nostro paese vanno dal PD, a Forza Italia passando per la Lega e Fratelli d’Italia) riesce a occupare solo lo spazio che noi comunisti le lasciamo ma che le istanze di cambiamento che essa agita per bocca dei suoi portavoce (per esempio Salvini o la Meloni che si fanno portatori degli interessi di queste classi) sono velleità funzionali a mettere parti di masse popolari contro altre (nella fattispecie lavoratori autonomi contro lavoratori dipendenti). Chi fa leva sui bisogni delle masse ma è legato alla borghesia come ad esempio Salvini che fa leva appunto sui bisogni di queste categorie, non può andare fino in fondo, perché anche lui deve innanzitutto servire gli interessi dei grandi capitalisti e finanzieri.

Noi promuoviamo, intanto, una chiara politica di classe: siamo dalla parte del campo delle masse popolari, non ci fermiamo alle idee che un soggetto propina o a quello che vota ma guardiamo al ruolo oggettivo che ricopre nella società e lo organizziamo in base alla sua collocazione di classe, al ruolo che può assumere con l’obiettivo di unire il nostro campo, il campo delle masse popolari. È chiaro che la classe operaia ha un ruolo strategico perché è quella che, per suo ruolo oggettivo, è al centro del processo di sfruttamento, produce ricchezza col suo lavoro nel senso che è dall’estrazione del tempo rubato agli operai che i padroni valorizzano i loro capitali (la legge del plusvalore non è affatto superata…) quindi è la classe da cui oggettivamente dipende l’emancipazione di tutte le masse popolari dallo sfruttamento della borghesia e quindi è la classe che è principale organizzare per fare la rivoluzione. Al netto di questo agiamo e interveniamo anche su altre categorie, lavoratori autonomi e Partite IVA compresi per i motivi che ho illustrato fin’ora.

Sempre nello stesso comunicato è stato dichiarato “…e che si dichiarano a favore degli interessi delle masse popolari. Queste forze in Toscana sono: il M5S, Toscana a Sinistra, Partito Comunista Italiano, il Partito Comunista, e Potere al Popolo…”. Qual è la vostra posizione su una forza politica di governo quale il M5S, alla luce del fatto che non hanno esitato a stare al governo prima con Salvini e poi con il PD? È veramente una forza favorevole agli interessi delle masse popolari?

Il M5S è nato dalla mobilitazione e aggregazione di malcontenti, insofferenti e indignati per l’operato dei partiti delle Larghe Intese (con Larghe Intese intendiamo quelle forze politiche che si sono alternate al governo del Paese in questi ultimi trenta nella devastazione economica, ambientale e sociale del paese e vedono il polo PD da una parte e il polo Berlusconi dall’altra di cui Lega e Fratelli d’Italia fanno, ovviamente, parte).

Con la vittoria del M5S alle elezioni del 4 marzo del 2018 le masse popolari hanno aperto una breccia nel sistema politico borghese del nostro paese: si è interrotta la catena di governi espressione dei partiti delle Larghe Intese, si è affermata una forza politica che (al netto di tutti i suoi limiti) non è espressione e non è parte della rete di clientele come lo sono i comitati di affari legati al PD e alcuni suoi partiti satelliti o come le clientele e i comitati d’affari (malavita organizzata, gruppi industriali e finanziari, parrocchie e clero reazionario, notabili locali scimmiottatori del fascismo del secolo scorso, ecc.) di cui godono i partiti del polo Berlusconi con la Lega compresa.

La natura del M5S è estremamente diversa da tutti gli altri partiti borghesi: il M5S rimane un aggregato ancora espressione della “rottura politica” espressa dalle masse popolari con il voto del 4 marzo 2018. Il suo destino è strettamente legato all’attuazione delle misure di rottura che aveva promesso, quando se ne distacca perde tutta la sua forza velocemente e repentinamente, basti osservare i risultati delle elezioni regionali. In Toscana il movimento ha dimezzato i suoi voti rispetto alle regionali del 2015 e lo stesso è successo nelle altre regioni ma questa è solo l’ultima delle batoste elettorali raccolte dal M5S negli ultimi due anni. Alla base di queste sconfitte c’è la tendenza del M5S a cercare accordi con le Larghe Intese (accordo con la Lega prima e adesso con il PD) e a rispettare le regole imposte dal sistema di potere che ha devastato il Paese, anziché mobilitare le masse popolari che lo hanno votato attraverso la rete dei meet-up a sostegno della sua azione di governo per l’attuazione delle misure necessarie a invertire il corso disastroso delle cose.

In sostanza il M5S non si è dato i mezzi per la sua politica, per attuare le promesse fatte facendosi risucchiare dal teatrino della politica borghese, paralizzato dalla sottomissione alle regole di questo stesso teatrino e delle istituzioni che governano il Paese (vedi sottomissione UE e NATO, questioni “manine” nei decreti, ricatti su concessioni autostrade, grandi opere inutili e dannose).

Faccio un “esempio toscano” per capirci: Irene Galletti, candidata del M5S alla presidenza della Toscana (e già consigliera regionale) di fronte alla richiesta degli operai in lotta della Sanac di Massa (che hanno portato a tutti i candidati con una lettera aperta) di sostenere tutte le loro iniziative contro la chiusura (per altro imminente) dello stabilimento ha risposto testualmente che: “non mi è in alcun modo consentito, visto il ruolo istituzionale che ricopro e quello a cui mi candido, sottoscrivere l’impegno di sostenere tutte le azioni di lotta che gli operai della Sanac metteranno in campo per difendere il proprio posto di lavoro, al di là che siano forme di lotta legali o che vadano in contrasto con gli attuali ordinamenti legislativi”.Ecco il bandolo della matassa: scegliere il ruolo istituzionale e le istituzioni della Repubblica Pontificia (l’intreccio Vaticano, USA, criminalità organizzata, grandi capitalisti che governa il nostro Paese) o gli interessi degli operai?

Se scegli le prime, non bastano mille impegni e mille promesse per dimostrare che sei diverso dagli altri.

Ora, perché noi comunisti dobbiamo intervenire sul M5S? Il Partito dei CARC porta avanti un lavoro su eletti, attivisti e meet-up del M5S da sempre, praticamente da quando si è costituito nel 2013, proprio per la natura di questa forza che oggi, in una fase di debolezza del movimento comunista, raccoglie il grosso del malcontento e della voglia di cambiamento della popolazione. In questo senso la sua irruzione nel teatrino della politica borghese (mi riferisco alle elezioni nazionali del 2013) è stata, ed è ancora, funzionale a fare cadere il velo sulla reale natura delle istituzioni borghesi, ad alimentare quelle crepe che vediamo manifestarsi ogni giorno e che ci dicono chiaramente che il potere della borghesia nel nostro paese è in crisi. Faccio un esempio: il referendum costituzionale del 20 e 21 settembre, nei fatti, se vogliamo essere seri nell’analisi, è stata un’operazione di tutte le Larghe Intese (con tutto il padronato schierato dalla CEI a Confindustria per il NO) contro il M5S, lasciamo stare che poi il PD è dovuto montare sul carrozzone di quelli favorevoli al taglio dei parlamentari… hanno lavorato tutti sotto banco per far vincere il NO ma gli è andata male! Del resto, senza le firme raccolte da senatori di Forza Italia, PD e anche col sostengo sotto traccia della Lega il referendum non ci sarebbe stato. Noi abbiamo dato indicazione di votare SI al taglio dei parlamentari e per questo motivo abbiamo ricevuto molte critiche fra queste una delle più gettonate è che “così facevamo vincere il programma della P2 e di Licio Gelli”. Ora, bisogna essere seri: il piano della P2 è stato elaborato per le condizioni di un’altra Italia che non esiste più, in cui era forte e dispiegato il movimento operaio, popolare, rivoluzionario e comunista, in cui il PCI godeva di un enorme consenso elettorale, in cui sussistevano ancora gli effetti del “boom economico” e in cui la seconda crisi generale del capitalismo era in embrione. Il piano Gelli è stato superato nei fatti. Quindi, anziché agitare i fantasmi del passato è necessario comprendere le condizioni e contraddizioni del presente e agire di conseguenza. Rispetto a quelli che hanno affermato che la vittoria del SI avrebbe compromesso la democrazia e la Costituzione rispondiamo semplicemente che la Costituzione è dal 1948 che viene violata o elusa nelle sue parti progressiste (favorevoli alle masse popolari), che la democrazia borghese è un imbroglio, precisamente è l’imbroglio con cui la borghesia imperialista presenta il suo Stato come Stato di tutto il popolo, con la partecipazione ai riti elettorali essa fa credere al popolo di avere voce in capitolo, mettendo una X su una scheda. Le masse popolari non ci credono più (basti pensare che quasi la metà degli aventi diritto non va a votare) e non hanno alcun interesse a difendere la democrazia borghese, senza contare che mano mano che la crisi si è aggravata è stata la stessa classe dominante a sovvertire le sue leggi, a violare ed eludere più platealmente la Costituzione (faccio alcuni esempi: la vittoria del referendum sull’acqua pubblica del 2011 completamente ignorata, le riforme elettorali che limitano la presentazione di liste, lo svuotamento della funzione delle assemblee elettive trasformate in camere di ratifica di leggi prese dal governo, le recenti decretazioni di emergenza, ecc.).

Detto questo, noi mettiamo al centro una politica di classe, non siamo accecati dalla bandiera o dalla concorrenza e dalla logica del proprio orticello, per questo stiamo conducendo un’azione per il coordinamento tra tutte quelle forze politiche che si dicono essere contro le Larghe Intese e il loro programma (attacco ai diritti dei lavoratori, distruzione dell’apparato produttivo, devastazione dell’ambiente, sottomissione al sistema UE e NATO e agli interessi del Vaticano): dal M5S al resto dei partiti della sinistra cosiddetta radicale (PRC, Potere al Popolo, ecc.) e comunista (PC di Marco di Rizzo e PCI di Mauro Alboresi). Sviluppiamo questo intervento portando queste stesse forze a sostenere, nella pratica e incondizionatamente, l’iniziativa dei lavoratori e delle masse popolari per la difesa e l’attuazione dei loro interessi immediati (fermare la chiusura di aziende, le grandi opere inutili, sanità pubblica efficiente, ecc.) così facendo uniamo in base a criteri e interessi di classe tutto quello che l’elettoralismo divide. Siamo impegnati a costruire un ampio fronte delle forze politiche e sindacali anti-Larghe Intese. Il nostro obiettivo e compito principale è alimentare e sostenere il protagonismo (mobilitazione e organizzazione) popolare mettendo a contributo e valorizzando tutti quegli esponenti politici e sindacali che oggi godono di un riconoscimento da parte dei lavoratori per spingerli a fare fino in fondo quello che proclamano. In questo senso il M5S è una forza, come ho già spiegato, che ha un ruolo specifico e particolare.

I sommovimenti della fase, dettati dall’incedere della crisi e della lotta di classe, alimentano una lotta aperta e una separazione anche dentro il M5S (vedasi lo scontro tra l’ala filo governista impersonata da Di Maio e l’ala capeggiata da Alessandro Di Battista e altri che sono contro l’alleanza con il PD e riprendere il programma di “rottura” del M5S con il sistema economico e politico delle Larghe Intese e per l’attuazione di misure favorevoli alle masse popolari e all’ambiente). Noi sosteniamo e lavoriamo per far “rimontare la china” a quella parte di eletti e attivisti che non intende cedere all’abbraccio mortale del PD e mettersi al servizio delle masse popolari. Noi comunisti dobbiamo spingere questo processo stante il ruolo che il M5S può ancora avere nell’alimentare le rotture e le contraddizioni nel campo nemico e nell’ottica della costituzione di un Governo di Emergenza Popolare, ossia di un governo frutto ed espressione di una rete capillare e dal basso di organizzazioni operai e popolari che indicano caso per caso che cosa c’è da fare e impongono al governo di farlo: questa è in estrema sintesi la linea tattica, il piano di avvicinamento, di cui come Partito dei CARC ci siamo dotati per alimentare la costruzione della rivoluzione socialista qui e ora, in un paese imperialista come lo è l’Italia e in una fase di debolezza del movimento comunista.

In conclusione, chi rimane alla finestra sperando nel naufragio del M5S per accaparrarsi i voti dei delusi del M5S è un irresponsabile (antepone il suo orticello alla battaglia contro le Larghe Intese) e rimarrà deluso (le masse non li votano perché nella pratica non li ritengono affidabili, visto che quando hanno governato con Prodi hanno attuato lo stesso programma dettato dai poteri forti). Inoltre sbaglia nemico. I comunisti devono sostenere quanti nel M5S vogliono “risalire la china” e invertire la rotta: occorre superare e contrastare la concorrenza elettorale e costruire un fronte contro le Larghe Intese composto da tutte quelle forze politiche e sindacali accomunate dalla volontà di difendere ed affermare gli interessi delle masse popolari, la parte sana del M5S deve essere protagonista di tale processo, pena la sua scomparsa. Non dimentichiamoci, infatti, che il M5S è un’aggregazione effimera: può consolidarsi e svilupparsi solo se opera in modo politicamente efficace contro le Larghe Intese e il programma comune della borghesia imperialista (impersonato da NATO, UE e BCE).

Il Partito del Lavoro di Corea, distanziandosi dalla simbologia comunista classica, ha, nella sua bandiera, insieme con la falce e il martello, un pennello calligrafico per simboleggiare il ruolo che hanno gli intellettuali, riconoscendoli quali lavoratori al pari degli operai e dei contadini. Che ne pensa della scelta del partito? Riconoscete voi, come movimento, il ruolo degli intellettuali in una società socialista? Sarebbe opportuno aggiornare il simbolo anche in occidente?

Innanzitutto chiarisco che la resistenza che paesi come la Corea, Cuba, il Venezuela, l’Iran e altri che la comunità dei gruppi imperialisti indica come “Stati canaglia”, oppongono alle sue pressioni, ai suoi ricatti, alle sue sanzioni e alle sue minacce è importante perché limita le scorribande e le guerre degli imperialisti USA e NATO e rafforza anche la resistenza delle masse popolari italiane. La loro resistenza è un esempio e una lezione, mostra che a determinate condizioni è possibile resistere e che a determinate condizioni è possibile anche vincere. Bisogna quindi far conoscere la loro resistenza su larga scala e ricavarne insegnamenti per la nostra lotta.

Per far fronte con successo alla comunità internazionale dei gruppi imperialisti un governo deve avere l’appoggio delle masse popolari del paese che dirige e mobilitarle senza riserve a basarsi principalmente sulle proprie forze e contemporaneamente collaborare con tutte le forze progressiste e antimperialiste del mondo. Questa è la lezione specifica che ci viene dalla Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) e dal Partito del Lavoro di Corea.

La gestione della società socialista presuppone la partecipazione attiva nella produzione materiale e culturale dell’intero popolo, con il ruolo dirigente della classe operaia e la partecipazione attiva degli intellettuali che sono al servizio del popolo, quindi nulla a che vedere con gli intellettuali di una società borghese: la stragrande maggioranza di essi usano il loro “sapere” o la loro arte per arricchirsi, per vanità, per “distaccarsi dalle masse” e diventare “giullari di corte”.

Gli intellettuali nei paesi socialisti sono “al servizio del popolo” come diceva Mao Tse-tung. Non possiamo leggere con la lente dei paesi capitalisti un paese socialista, in cui la classe operaia esercita il potere tramite il suo Partito comunista, attua una gestione pubblica e pianificata dell’economia del paese, mobilita tutte le masse popolari alla partecipazione attiva alle attività economiche, sociali e culturali.

Sulla questione del simbolo del Partito e della bandiera ogni partito comunista si comporta come meglio crede.

Approfitto invece per trattare brevemente di un esempio della superiorità di paesi che ancora mantengono aspetti di socialismo nella gestione della società (la Repubblica Popolare di Cina, la Repubblica Popolare Democratica di Corea e Cuba) che emerge dalla gestione della pandemia da Covid-19.

In termini generali, e al di là delle grandi differenze per la storia che hanno alle spalle e per lo stato attuale tra i paesi, i risultati che hanno ottenuto sono dovuti:

– all’unità di indirizzo che lega le autorità statali e le masse popolari,

– al capillare sistema di organizzazioni che raccoglie una larga parte della popolazione e fa capo al partito comunista,

– alla forte direzione pubblica di gran parte dell’attività economica del paese: settore pubblico dell’economia e pianificazione non solo orientativa (tramite incentivi finanziari, fiscali e affini) ma anche amministrativa (tramite assegnazione di compiti e prescrizioni),

– a un sistema sanitario volto alla tutela della salute della popolazione e lungi dal trattare come merci le prestazioni sanitarie.

Queste sono le principali caratteristiche che stanno all’origine della grande differenza qualitativa tra la gestione della pandemia fatta in questi paesi e la gestione fatta nei paesi imperialisti e nei paesi ad essi soggetti.

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