Sembra non finire mai la vera e propria odissea per avere giustizia, dei familiari di Niccolò Ciatti, il ragazzo di Scandicci, ucciso durante una rissa in una discoteca spagnola, nell’agosto del 2017.

Quando tutto sembrava essersi messo al meglio, infatti, con l’arresto del ceceno responsabile del terribile pestaggio grazie ad un mandato di cattura internazionale ed il processo a suo carico che inizierà il 18 gennaio prossimo, è arrivato oggi, un pessimo regalo di fine anno. Il ceceno, è stato infatti, scarcerato, lasciando Rebibbia, per un difetto di procedibilità, che sembrerebbe dovuto al fatto che non era presente sul territorio italiano quando è stata emessa la misura di custodia cautelare e quindi è scattato l’annullamento. Adesso il processo rischia di aprirsi con la contumacia dell’imputato, che potrebbe aver già lasciato l’Italia, o addirittura l’Europa o farlo nelle prossime ore evitando così un nuovo arresto. La possibilità, che l’omicidio di Niccolò Ciatti, rimanga impunito, si fa, a questo punto purtroppo, sempre più concreta. La famiglia di Niccolò ed il legale che la rappresenta in questa battaglia per avere giustizia, sono rimasti giustamente basiti da questa decisione delle toghe romane ed anche il Sindaco di Firenze, Dario Nardella, che ha sempre mostrato vicinanza alla famiglia Ciatti, chiede quantomeno di conoscere le motivazioni di questa assurda scarcerazione. Da parte nostra non possiamo che auspicare che venga fatta giustizia per Niccolò, ma in queste condizioni ci sembra un’utopia. Vorremmo, semmai porre l’attenzione sui profili dei due ceceni coinvolti nella rissa, che da subito, ci sono parsi qualcosa di molto diverso dai classici bulletti attaccabriga, assomigliando più a dei mercenari ben addestrati e pronti a tutto, forse con importanti agganci internazionali, che hanno favorito il protrarsi della loro latitanza ed i loro spostamenti, da extracomunitari ricercati, ma tranquilli ed indisturbati, in giro per tutta l’Europa.

Luca Monti

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