Presso la Florence Art Deposit Gallery, di Via Bufalini nel fascinoso spazio di un antico oratorio, il cui ingresso, fino a pochi anni fa, era celato da un’edicola di giornali ed ora trasformato in prestigiosa galleria d’arte espongono le loro opere, due artiste di sicuro interesse.

si tratta della scultrice giapponese, ma da diversi anni residenti a Firenze, kiyoko Hirai e della pittrice, veronese di nascita, ma pratese d’adozione Adriana Leati.

Ci occupiamo prima della giovane scultrice giapponese per dare omaggio a chi ha scelto di lasciare il proprio Paese natale, molto lontano, per venire in Italia, a fare arte ed a farla molto bene peraltro.

Kiyoko Hirai, infatti, pur non vantando mostre di alto livello, difficili da organizzare per un’artista straniera specialmente in una città, chiusa al contemporaneo come la nostra, sta dimostrando da anni, il proprio valore artistico e non a caso, è stata tra gli allievi prediletti del compianto Silvestro Pistolesi, scomparso alla fine del mese scorso, che aveva intravisto in lei alcuni tratti tipici della grande artista. Dalla pittura tuttavia, Kiyoko Hirai, si è progressivamente distaccata per approdare appunto alla scultura e più recentemente all’arte orafa, intesa non come gioielleria commerciale ma come riconoscimento alla forma artistica per eccellenza. Non dimentichiamoci, infatti, che tutti i più grandi pittori e scultori rinascimentali, sono nati artisticamente, nelle botteghe orafe, che educavano quei giovani talenti, alla disciplina, dovendo lavorare su oggetti molto piccoli, ma anche molto dettagliati. E come non citare, parlando del dettaglio nell’arte orafa l’incredibile abilità degli Etruschi, nostri antenati, nel realizzare gioielli composti da numerose sfere, che hanno tutte lo stesso peso e la stessa dimensione, che è cosa incredibile, vista l’assenza, in quella remota era di strumenti tecnologici per rilevare misura e peso degli oggetti? Insomma Kiyoko Hirai, nella sua ricerca artistica, ha ripercorso al contrario, il cammino dei grandi scultori del passato, arrivando tuttavia, a risultati decisamente importanti.

Le sculture di Kiyoko, non sono, infatti, monumentali ma di dimensioni contenute eppure aprono a chi le osserva con attenzione mondi fantastici che fanno spaziare lo sguardo e la mente verso l’infinito. Insomma, vale la pena recarsi in Via Bufalini alla riscoperta di un antico luogo di spirito, per ritemprare quest’ultimo, con le opere di Kiyoko Hirai. Ma come detto, in questa mostra presso la Florence Art Deposit Gallery, non c’è solo Kiyoko, ma anche la pittrice Adriana Leati, che vanta un curriculum ben più ampio di mostre e della quale si è occupato anche Vittorio Sgarbi.

La pittura di Adriana Leati, a nostro avviso, esce dagli schemi del politicamente corretto, in campo artistico. Oggi, infatti, dominano la scena, anche se per fortuna stanno calando di interesse, le mostre interattive, che sono interessanti certo, ma rischiano di imporre ai visitatori la narrazione delle opere, propria del curatore dell’esposizione. Insomma il mezzo tecnologico che dovrebbe aiutare a fruire dell’arte, sta oscurando quest’ultima. In Adriana Leati, invece, non esiste questo pericolo, perchè le sue opere specialmente quelle di grandi dimensioni, sono strutturate come un giallo di Agatha Christie. Il paragone non è casuale, perchè, come in un romanzo giallo, il lettore si immedesima nei vari personaggi e cerca una soluzione personale dell’enigma, così nell’osservare i dipinti di Adriana Leati, il visitatore ed è successo anche a noi, che di mostre ne vediamo tante, viene colpito da una trama di particolari talmente fitta, che lo avviluppa e lo porta, senza rendersene conto, a cercare di capire il perchè di quel dettaglio sulla scena del quadro. Ecco quindi che nessuno può imporre un’interpretazione standard delle opere di Adriana Leati, semplicemente perchè queste sono capaci di creare associazioni d’idee, che variano da individuo a individuo, com’è giusto che sia. E proprio nella trama fitta di dettagli giova ricordare che molti grandi pittori del passato, hanno costruito le proprie fortune. Se dovessimo accostare Adriana Leati, a qualche mostro sacro della pittura, citeremmo Piero della Francesca, perchè il suo celebre uovo sospeso continua a suggestionare a distanza di secoli e nessuno pensiamo sia ancora riuscito a capirne, o meglio a svelarne, il vero significato in quella scena esattamente come accade con i quadri di questa pittrice. Se a questo aggiungiamo, che le sue opere danno, almeno a noi, l’impressione di essere autobiografiche ecco che possiamo arrivare a definire lo stile di Adriana Leati, come Simbolismo Autobiografico Inconsapevole.

Ringraziamo poi l’artista per il ritratto del nostro photoreporter Stefano Giannattasio, realizzato dal vivo durante il nostro servizio, per il compleanno prossimo venturo di quest’ultimo.

Invitiamo dunque nuovamente, ad andare a visitare questa grande mostra d’arte internazionale, presso la Florence Art Deposit Gallery, in Via Bufalini.

Luca Monti

Ph. Stefano Giannattasio e Florence Art Deposit Gallery

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