Oggi, ormai, è acclarato che ad inventare il telefono non fu Bell, ma il fiorentino Antonio Meucci, ma pochi sanno che ad inventare il fax, fu un senese, che morì nella nostra città. Si tratta dell’abate Giovanni Caselli nato a Siena il 25 maggio 1815, e morto a Firenze il 5 ottobre 1891.

L’abate oltre agli studi tradizionali, coltivava anche la passione per le invenzioni che lo portò a cercare di realizzare un apparecchio più performante del telegrafo, alfine di trasmettere testi, manoscritti e grafica senza l’utilizzo dei segnali convenzionali. La sua inventiva, ed i suoi studi vennero premiati, il 22 gennaio del 1856, con la realizzazione del precursore del fax, che Caselli chiamò, pantelegrafo, unendo i termini pantografo e telegrafo, a simboleggiare l’unione delle diverse capacità dei due apparecchi, in una sola macchina. Il primo ad utilizzarlo sarebbe stato Gioacchino Rossini, per trasmettere a distanza un proprio spartito musicale. Il pantelegrafo, che fu brevettato nel 1861, ebbe un discreto successo in Francia, dove venne usato sulle linee telegrafiche tra Parigi Lione e Marsiglia, che però durò solo dieci anni, terminando il servizio nel 1871. E non è andata meglio, in tal senso, al suo successore, il più moderno fax, anch’esso, oggi, ampiamente in disuso con l’avvento della posta elettronica.

Luca Monti

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