Ormai tutti conoscono, a Firenze, il caso di Momi, il titolare della Pizzeria da Tito, in Via Baracca, che ha deciso di sfidare, dal 15 gennaio scorso, i Dpcm del Governo Conte, in materia di chiusura dei locali, restando aperto pur collezionando una serie di multe ed arrivando ieri, a vedersi sigillare il locale per cinque giorni, dalla Polizia Municipale, che ha trovato il ristoratore, intento a servire le coppie che avevano prenotato il pranzo di San Valentino, proibito all’ultimo momento dalla nuova colorazione della nostra regione.

Il punto che vogliamo mettere in evidenza è un altro, vale a dire gli emuli di Momi, sempre più numerosi in Toscana, e non solo, che stanno creando un vero e proprio paradosso legale e costituzionale. La posizione di questi ristoratori, che dalle proteste, sono passati alla disobbedienza civile gentile, come riportato nel loro decalogo di comportamento, infatti, è molto chiara.

Loro si sentono nel giusto, in quanto forti dell’Articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana, che recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.” E siccome è indubbio che l’Articolo 1, in ogni atto, sia sempre il più importante perchè rappresenta l’input strutturale dei seguenti, difficilmente a nostro avviso, questi ristoratori possono essere realmente perseguiti dalle autorità, senza che esse violino a loro volta l’Articolo principale della nostra Costituzione, che tutela, in primis, il diritto al lavoro. Non a caso le sanzioni previste, per questo genere di trasgressione alle regole, sono di tipo amministrativo e non penale e i Dpcm, per loro natura non possono certo superare la carta costituzionale soprattutto quando vengono reiterati sine die, sine vera ratio. Oltretutto a crescere numericamente, non sono solo i ristoratori pronti a ribellarsi civilmente ai Dpcm contiani ma anche gli avvocati, a loro volta disposti ad affiancarli nella battaglia legale contro il Governo come dimostra la discesa in campo in tal senso di Diego Petrucci Consigliere Regionale della Toscana, per Fratelli d’Italia. Petrucci, pisano di professione appunto, avvocato, ha dichiarato di essere pronto a difendere gratuitamente, insieme ad altri colleghi, tutti i ristoratori che intendano chiedere i danni allo Stato per queste chiusure, come stabilito a suo dire dal nostro ordinamento giuridico, che prevede che lo Stato si debba assumere la responsabilità, di risarcire i danni prodotti dalle proprie decisioni. E’ facile intuire che se i ristoratori continuassero sempre più numerosi, a percorrere la strada della disobbedienza civile usando anche l’arma del risarcimento danni, i problemi comincerebbero ad essere davvero grossi per le autorità. Ecco perchè, crediamo che la prima pratica che il Governo Draghi, dovrà sbloccare, sarà proprio quella della riapertura di tutte le attività produttive, a meno che non si decida di cambiare l’Articolo 1 della Costituzione, dichiarando che: “L’Italia è una Repubblica virologica, fondata sulla disoccupazione.”

Luca Monti

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