Nessuno, probabilmente, può essere definito più fiorentino di Dante Alighieri, ed è per questo, che, in occasione dell’inizio delle celebrazioni, a Firenze, ed a Ravenna per il 700esimo anniversario della sua morte apriamo una rubrica, che celebra, non solamente Dante, ma anche la fiorentinità, che vuole essere il valore aggiunto di questa testata, che non a caso si chiama FiorenzaOggi, per ricordare il nome della nostra città ai tempi dell’Alighieri. A differenza, però di tutti gli altri esegeti, più o meno ufficiali ed attendibili del “Divin Poeta” e Sommo Cives Florentiae, vogliamo celebrarlo con un’immagine che ce lo restituisce bello, e non come nell’iconografia classica, piuttosto brutto e col naso aquilino.

Il vero volto di Dante che non sarebbe il bruttone che l’iconografia classica rappresenta, immagine dovuta probabilmente all’astio ed all’invidia verso il Divino Poeta, che fu cosi’ vittima di una sorta di esecratio, e’ stato “riscoperto” qualche anno fa dal Laboratorio di realtà virtuale della sede di Forlì, della Facoltà di ingegneria dell’Università di Bologna, sotto la guida del prof. Gruppioni, che ha ricostruito quello che dovrebbe essere, appunto, il vero volto di Dante, e la sorpresa non è stata poca: ne è risultato un viso non come quello dei ritratti usuali. Le mascelle, infatti, risulterebbero senza il mento da strega di Benevento, dei ritratti più diffusi, ed il naso prominente, cosiddetto aquilino, che potrebbe essere un’allegoria di un becco, parola con la quale a Firenze, si identifica un uomo tradito dalla moglie particolare che confermerebbe la volonta’ di dissacrare quanto piu’ possibile la credibilita’ e la memoria di un uomo estremamente scomodo, e politicamente scorretto, eppure sempre incredibilmente attuale, come fu Dante. Ma Come sono arrivati, il Professor Gruppioni, e la sua squadra di ricercatori, a restituirci quello che secondo loro sarebbe il volto di Dante? Si sono basati sugli studi di Fabio Frassetto antropologo dell’Università di Bologna che, in occasione del sesto centenario della morte del poeta (1921), aveva effettuato rilievi sulle sue ossa, conservate a Ravenna. Dal calco del calvario (la mandibola è andata perduta), ricostruito sulla base delle sue misurazioni dallo stesso Frassetto, il Professor Gruppioni ha realizzato un modello completo del cranio di Dante. E Francesco Mallegni dell’università di Pisa, esperto nella ricostruzione facciale ha utilizzato il modello per realizzare un fac-simile del probabile volto di Dante. Ma quanto e’ attendibile questa ricostruzione? Per rispondere a questa domanda bisognerebbe riaprire la tomba, e datare le ossa di Dante, che erano sparite nel 1509 e furono casualmente ritrovate solo nel 1865 durante lavori di restauro del vecchio sepolcro. Se le ossa sono davvero trecentesche, e non si tratta di una bufala ottocentesca, Dante somigliava al ritratto che vediamo sopra all’età all’incirca di trent’anni. La tavola che lo riproduce giovane e bello risale ad un affresco del 1309. A questo punto se la notizia è attendibile, si colloca con le maggiori probabilità di verosimiglianza il viaggio a Parigi di cui parlano Giovanni Villani, e Boccaccio: “Se n’andò a Parigi; e quivi tutto si diede allo studio e della filosofia e della teologia”.
Del soggiorno parigino, e soprattutto di una qualche forma di frequentazione del locale ambiente universitario, resterebbe traccia nella menzione del “Vico de li Strami” (cioè rue de la Fouarre dove si esercitava l’insegnamento delle Arti). Ma soprattutto la presenza tuttora nella toponomastica parigina di Rue Dante Alighieri. Comunque sia, questo volto bello di Dante, alimenta la speranza in una società che sia sempre piu’ basata sul paradigma della bellezza, intesa come nobiltà d’animo e di spirito, ed in un ritorno alla rinascenza di Fiorenza, sorta di città eterna, come ce la descrive lo stesso Dante nel verso seguente del canto XXVI dell’Inferno:

«Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande
che per mare e per terra batti l’ali,
e per lo ‘nferno tuo nome si spande!»

Certo, il poeta, pone la città all’inferno, ma questo, va visto come lo sfogo di un uomo, esiliato, e costretto ad abbandonare i propri affetti ed amici perchè in realtà, il verso sottolinea l’importanza, e la fama della sua Fiorenza, per mare, per terra, ed anche all’inferno, come un vero innamorato delle proprie origini. E proprio l’attaccamento alle nostre origini fiorentine, anima la rubrica Dantescamente, che proporrà, nelle proprie pagine, immagini, modi di dire, parole, ricette, e personaggi di una Firenze antica, o semplicemente “vecchia”, che rappresentano le nostre radici così ben salde da essere state fissate in una frase mirabile da una donna, anch’essa fiorentina, ed innamorata della nostra città, e della quale ricorre domani, 15 settembre, l’anniversario della morte, la grande giornalista Oriana Fallaci che affermava con forza sulle pagine dell’Europeo:

«Mi ritengo comunque una fiorentina pura. Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione. All’estero, quando mi chiedono a quale Paese appartengo, rispondo: Firenze. Non Italia. Perché non è la stessa cosa».

Frase poi ripresa dai ragazzi della Curva fiesole, con un bandierone, proprio per sottolineare questa appartenenza, reciproca, e quasi viscerale che lega Firenze ed i fiorentini.

Proprio per questo la prima parola fiorentina che proponiamo è: “Abbarbicato” che vuol dire: “Attaccato fortemente a qualcosa.”

Il modo di dire fiorentino di oggi, invece è: “Acqua o non acqua, domattina semino.” Che vuol dire: “In un modo o nell’altro questa cosa si deve fare.”

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