Oggi, 22 dicembre, a San Giovanni Valdarno, la devozione popolare, celebra la Madonna delle Grazie il cui nome trae origine da un evento miracoloso che sarebbe accaduto, appunto, il 22 dicembre del 1478, sotto quella che all’epoca era una delle porte del castello, che, a seguito di tale miracolo venne chiusa, sulla spinta della devozione popolare, per erigervi un oratorio, ed oggi, è la basilica santuario di Nostra Signora delle Grazie. L’antefatto storico preparatorio del miracolo, per certi versi molto attuale, è rappresentato dalla progressiva ma continua espansione di Firenze, nel XV secolo, che si risolve inevitabilmente, in guerre altrettanto continue, con le potenti città, ad essa confinanti, nelle quali la terra di San Giovanni, suddita ed alleata di Firenze, è di conseguenza coinvolta. Ma com’è noto, con le guerre si abbattono sul territorio da esse coinvolto, i flagelli della carestia, della fame e della peste. E Particolarmente virulenta fu proprio la pestilenza del 1478, che uccise gran parte della popolazione del paese. Tra i superstiti di così grande flagello, vi fu un bimbo di appena tre mesi di nome Lorenzo, i cui genitori, Santa, e Francesco, furono anch’essi portati via dalla peste. Ad occuparsi del piccolo Lorenzo, rimase solo la nonna paterna, Monna Tancia, ultra settantenne, impotente dunque a sostentare il neonato, nella estrema povertà in cui si trovava, e ad allattarlo, causa l’età senile. Ella si mise in cerca, affannosamente, fuori dal paese, di una nutrice per il bambino, ma nessuno aveva il coraggio di intrattenere rapporti con i superstiti del contagio. La povera vecchia nonna, con il cuore in tumulto, e tremante per il freddo dell’ennesima notte invernale imminente, il 22 dicembre, correndo per le vie del paese, giunge alla Porta di San Lorenzo, ed alzando gli occhi pieni di lacrime verso l’antica immagine della Madonna con il Bambino, dipinta sulla porta stessa probabilmente ricordando le tante volte che si era rivolta con fiducia a quella benedetta immagine, si prostra piangendo ed implorando a braccia aperte: “Provvedi Tu a questa creatura innocente!”.

Subito Monna Tancia, sente un misterioso conforto che rianima il suo cuore, e l’apre ad una profonda speranza. Corre alla povera casa, stanca e sfinita, si butta sul letto con accanto il bambino che prende a vagire e a gemere cercando con ansia il seno materno. La nonna, quasi inconsciamente, per acquietarlo porge alle sue labbra, il proprio seno arido ed avvizzito, nell’illusione di calmarlo, sentendo misteriosamente fluire in sé, un flusso vitale esuberante, mentre il bambino si acquieta ed aderisce sempre più al seno della nonna. Stupita per il fatto straordinario, non può che attribuire il miracolo alla bontà della, ormai solitaria Madonna del Castello, ed alle prime luci del giorno comunica la sua esperienza a tutti i pochi abitanti rimasti, che rimangono anch’essi stupiti, perchè Il flusso del latte è copioso ed abbondante, come quello di una giovane mamma, e tale continua per molti mesi. La notizia del prodigio si sparge quindi in un baleno, la gente accorre da ogni parte, e tutti si prostrano davanti alla sacra immagine, ardenti di fede e di riconoscenza. Le grazie ed i prodigi si susseguono e si moltiplicano facendo sì che la fede e la partecipazione dei fedeli crescano ogni giorno di più. Addirittura anche Lorenzo de’ Medici volle essere testimone oculare del fatto, ed accorse di persona, e proprio dopo tale visita, venne eretta, attorno alla sacra immagine, una piccola cappella che subito prese il nome di Nostra Signora delle Grazie, per i tanti fatti straordinari che vi si erano verificati. Con il passare dei secoli la cappella, da semplice oratorio, si trasformò, pian piano, nell’attuale santuario basilica monumentale. L’immagine protagonista di tale storia, in onore al suo primo miracolo, viene ancora oggi ricordata, anche come la Madonna del Latte pur raffigurando una Madonna con Gesù Bambino che ammira un uccellino, che sembra essere una rondine, simbolo della resurrezione. Si tratta di una tipica opera toscana del ‘300, di artista sconosciuto. L’immagine di Nostra Signora delle Grazie, fu incoronata il giorno della Natività di Maria, l’ 8 settembre 1704.

Chiudiamo con la preghiera che i fedeli dedicano alla Nostra Signora delle Grazie, sperando che, oggi, anno devastato da un morbo mortale, come nel lontano 1478, possa intercedere per noi, e per tutto il genere umano.

“O Celeste Tesoriera di tutte le grazie, Madre di Dio e Madre mia Maria, poiché sei la Figlia Primogenita dell’Eterno Padre e tieni in mano la Sua onnipotenza, muoviti a pietà dell’anima mia e concedimi la grazia di cui fervidamente Ti supplico.”

Ave Maria

“O Misericordiosa Dispensatrice delle grazie divine, Maria Santissima, Tu che sei la Madre dell’Eterno Verbo Incarnato, il quale Ti ha coronato della Sua immensa sapienza, considera la grandezza del mio dolore e concedimi la grazia di cui ho tanto bisogno.”

Ave Maria

“O Amorosissima Dispensatrice delle grazie divine, Immacolata Sposa dell’Eterno Spirito Santo, Maria Santissima, Tu che da Lui hai ricevuto un cuore che si muove a pietà delle umane sventure e non può resistere senza consolare chi soffre, muoviti a pietà dell’anima mia e concedimi la grazia che io aspetto con piena fiducia della Tua immensa bontà.”

Ave Maria

“Sì sì, o Madre mia, Tesoriera di tutte le grazie, Rifugio dei poveri peccatori, Consolatrice degli afflitti, Speranza di chi dispera e Aiuto potentissimo dei cristiani, io ripongo in Te ogni mia fiducia e sono sicuro che mi otterrai da Gesù la grazia che tanto desidero, qualora sia per il bene dell’anima mia.”

Salve Regina

Luca Monti

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