Ieri sera, con una quasi perfetta coincidenza temporale con la morte del Divino Poeta avvenuta nella notte tra il 13 ed il 14 settembre del 1321, Marcello Veneziani, ha presentato per Firenze identitaria, il suo ultimo libro, intitolato “Dante Nostro Padre”.

Nel suo saggio, Marcello Veneziani, tuttavia affronta solo marginalmente la Commedia dantesca, per mostrarci un Alighieri più “colto” e meno popolare, quello del De Vulgari Eloquentia. Con solide argomentazioni, Veneziani, riesce dunque a mantenere alto il mito di Dante, quale inconsapevole forse, ma più probabilmente all’opposto, del tutto conscio di quel che stava preparando per il futuro, padre della lingua italiana e dunque indirettamente cofondatore morale e spiriruale, dell’unità nazionale del nostro Paese. Dove Veneziani ci convince meno, è nell’ascrivere, almeno così ci pare, all’Alighieri, un ruolo irrilevante, o quasi nella critica al sistema dicotomico tra chiesa ed impero, vigente ai suoi tempi. Non possiamo ridurre, infatti, a mero simbolismo, il porre all’inferno, da parte del poeta, governanti e papi, senza sminuire così facendo, la valenza sociopolitica della Divina Commedia, che proprio prr tale caratteristica rivoluzionaria, appare straordinariamente contemporanea, anche ai giorni nostri.

Comunque sia, finalmente, grazie a Firenze Identitaria, si è parlato davvero di Dante, in città, come forse non si faceva da anni dando lustro alle celebrazioni per il 700esimo della morte del poeta, che fin qui ci sono apparse più degli spot commerciali per far vendere prodotti di ogni genere, che operazioni culturali vere e proprie.

Luca Monti

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