La riapertura delle scuole si avvicina, ed emergono gia’ alcune problematiche enormi collegate a tale evento. La prima leggerezza governativa sta nell’aver fissato la data di riapertura il 14 settembre, per poi richiudere la settimana successiva causa elezioni. Non sarebbe stato meglio prevedere la riapertura il primo ottobre, guadagnando ulteriori quindici giorni per organizzare al meglio la riapertura scolastica in sicurezza? Ma soprattutto preoccupano, e creano disparita’ educative alcune situazioni come quelle di studenti che presentino sintomi di raffreddore. Mio figlio, ad esempio, che quest’anno frequentera’ la seconda di un liceo fiorentino, che non nomino per motivi di privacy, e perche’ non credo che tale problema riguardi solo un istituto in particolare, ma sia generale, doveva partecipare ai cosiddetti corsi di recupero previsti per chi avesse qualche carenza in determinate materie, ma non ha potuto farlo a causa di in raffreddore, pur essendo stato l’unico a presentarsi dal momento che tali corsi, non sono obbligatori, a mio avviso, altro grave errore normativo. Questa esclusione dai corsi di recupero di uno studente raffeddato, puo’ sembrare una questione secondaria, ma cosi’ non e’. In caso di bocciatura, infatti, non sarebbero proprio infondati, eventuali ricorsi, visto che si e’ impedito il recupero dei debiti formativi, peraltro previsto per decreto, in forza di altri decreti. Insomma occorre cominciare a capire che in uno stato di diritto, non esiste solo il diritto alla salute ma vi sono anche il diritto allo studio, il diritto al lavoro, e mille altri diritti altrettanto importanti, e ciascuno con proprie caratteristiche, sconosciute ai virologi che non possono sapere tutto, ma che stanno governando ogni aspetto della societa’ italiana, compresa la scuola. Ma di questo passo si puo’ ancora chiamare scuola?

Luca Monti

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