L’ultimo Dpcm, varato dal Governo, chiude, di fatto, anche le attività congressuali, dando un’ulteriore mazzata al settore turistico già in estrema sofferenza per le precedenti decisioni governative, per questo Carlotta Ferrari, direttrice del Firenze Convention Bureau, ha rilasciato, ieri 19 ottobre, una dichiarazione affidata ad un comunicato stampa, a difesa dell’intero comparto turistico congressuale, che rappresenta una fetta importante di economia cittadina, considerando anche il suo indotto alberghiero, e non solo. Ecco il testo del comunicato: “Lo stop a congressi e convegni disposto dal nuovo Dpcm è una doccia fredda perché è assolutamente inaspettato, rispetto anche a quanto avevamo precedentemente discusso con il Mibact. E’ indispensabile che il governo si sieda con i rappresentanti di questa industria che da tempo mandano appelli accorati, l’ultimo in ordine cronologico stamani da Federcongressi&eventi, e che vengano trovate nel frattempo soluzioni immediate per la tutela dei lavoratori, perché al termine della Cassa integrazione non sappiamo veramente come fare, e a sostegno delle imprese. Infatti, con il Dpcm “vengono sospesi congressi e convegni che sono l’unico settore dove vi è un’applicazione strettissima dei protocolli di sicurezza, mentre sono stati tenuti aperti ristoranti, pub, palestre, addirittura le sale bingo, e vengono ammesse le fiere che comunque implicano una una maggiore circolazione delle persone, con minore controllo del distanziamento. Vengono confermate, giustamente, tutte le attività legate agli spettacoli, con delle misure di distanziamento e una capienza massima parametrata in base agli spazi: quindi non capiamo quale sia la differenza tra gli spettacoli e un congresso. Non solo: non è chiara la tipologia di eventi che viene ricompresa nella definizione più ampia di convegni e congressi, quindi noi non sappiamo neppure quali pochi eventi sono ammessi, e da parte del governo non vengono previsti ristori adeguati per le tante imprese di questo settore penalizzate da questi decreti: tutte le aziende del congressuale non lavorano dal 3 marzo scorso, e non lavoreranno chissà fino a quando. Non ci possono aprire e chiudere come un bar, la nostra è un’attività fatta anche di programmazione”.

Riprendiamo l’ultima parola della direttrice del Firenze Convention Bureau, per dire, a nostra volta, che effettivamente, tutto il turismo non solo quello congressuale, vive prevalentemente grazie alla programmazione, e che se il Governo, ha a cuore un settore che conta circa il 15% del Pil nazionale, occorre che le sue decisioni siano chiare, veloci, e soprattutto univoche e coerenti, in un quadro quindi che permetta da un lato agli operatori turistici nostrani di poter organizzare quantomeno un abbozzo di eventi stagionali, e dall’altro ai potenziali clienti esteri di avere certezze sulla fattibilità degli stessi, e sui rischi o meno, di eventuali annullamenti per cause di forza maggiore. Non si può lasciare un settore trainante dell’economia italiana, in una situazione di eterna incertezza.

Luca Monti

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