Non sembra essere ancora arrivato il momento della rinascita per il Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia. L’area nella quale si trova il complesso, chiuso dal 14 maggio del 2014, a seguito del fallimento dell’allora proprietà della Richard-Ginori, che deteneva il 100% del museo che venne però escluso dalla vendita al gruppo Kering, nel 2013, del marchio e delle attività produttive, è in stato di totale abbandono. La situazione sembrava decisamente essersi sbloccata il 30 marzo 2017, in occasione del G7 della cultura a Firenze, quando l’allora Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, annunciò che lo Stato avrebbe comprato il Museo di Doccia, cosa che avvenne in tempi straordinariamente rapidi per la burocrazia italiana, il 27 novembre dello stesso anno, con l’acquisto dell’edificio che custodiva le raccolte, mentre le collezioni divennero formalmente proprietà dello Stato, alcune settimane dopo. Tuttavia, malgrado l’acquisizione dell’area museale e delle collezioni, da parte dello Stato, niente si è mosso per un suo vero recupero funzionale ed espositivo, tanto che la raccolta, che potremmo definire come unica al mondo, di calchi in cera risalente al XVIII e XIX secolo, appartenente alle collezioni del museo che era stata aggredita da muffe e funghi, venne trasferita grazie all’Associazione “Amici di Doccia”, in un ambiente climatizzato prontamente allestito nello stabilimento dalla Richard-Ginori, e le opere sono regolarmente monitorate dalla restauratrice specializzata Francesca Rossi. Nel 2019, si ebbe un’altra svolta apparente, per il museo con protagonista, ancora il Ministro Franceschini, che, il 19 dicembre scorso, appunto, firmando alla Biblioteca Ernesto Ragioneri, di Sesto Fiorentino, l’atto costitutivo della Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia, ebbe a dichiarare: “Dopo l’acquisto del 2017, quello di oggi è un passo ulteriore per salvaguardare e valorizzare una collezione eccezionale e unica al mondo”.

Peccato però che, come per la raccolta dei calchi, e le altre collezioni, anche il neo costituito Archivio storico del Museo, non sia ancora visibile se non all’Archivio di Stato di Firenze, nel quale è stato trasferito, in ambienti salubri ed adeguati per la corretta conservazione del materiale cartaceo sempre a cura dell’Associazione “Amici di Doccia”, insieme alla Sovrintendenza Archivistica, stante l’assoluta inagibilità dell’area espositiva, sinceramente incredibile, vista la celerità dell’acquisto della stessa da parte dello Stato, che dovrebbe avere tutto l’interesse a salvaguardarla e renderla fruibile al pubblico, anche solo per monetizzare l’investimento con gli introiti dei biglietti. Anche l’Onorevole Gabriele Toccafondi, di Italia Viva, è intervenuto sulla questione nei giorni scorsi sottolineando che per Doccia, lo Stato ha investito sei milioni di euro, e non è possibile che dal 2014 ad oggi, i lavori di ripristino dell’area museale, che avrebbero dovrebbero concludersi nel 2018, non siano mai neanche iniziati, ed annunciando di aver presentato un’interrogazione urgente al ministro dei Beni culturali Franceschini, per avere chiarimenti sul reale stato dei lavori.

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