Frascati (RM).

Mark Caltagirone ci accoglie nella sua villa alle pendici del Tuscolo, elegantissimo nella sua falsa tenuta domestica: camicia di lino blu, pantaloni dello stesso colore sempre in lino, mocassini in tinta. Come tutti sanno, Caltagirone, è assurto agli onori della cronaca tre anni fa, quando avrebbe lasciato la nota showgirl Pamela Prati, letteralmente sui gradini della chiesa. Da allora la Prati, è apparsa spesso nei rotocalchi di gossip, riportando su di sé, seppure solo per qualche attimo e per i motivi sbagliati, le luci della ribalta. Quanto a Mark, se all’inizio è rimasto infastidito da tanta notorietà, lui che della riservatezza ha fatto uno stile di vita, in seguito ha deciso di sfruttare la nuova fama per intervenire in politica: “ma non è una discesa in campo”, afferma l’imprenditore, “quella frase l’ha usata Berlusconi, nel ’94 e tutti sappiamo come è andata a finire”.

Mark Caltagirone, nasce a Roma il 10 luglio del 1965, sotto il segno del cancro, da una famiglia di costruttori ed a vent’anni decide di abbandonare gli studi per trasferirsi negli Stati Uniti dove l’impresa del padre stava curando la realizzazione di un centro commerciale in Florida. Da lì la sua carriera è tutta in ascesa: dirige cantieri in Argentina e Brasile, si occupa di oleodotti in Medio Oriente (“Pensi che ero amico di Gheddafi”, ci confessa), riceve il premio Miglior Imprenditore Italiano, sia dalla camera di commercio di Tokyo, che da quella di Tirana. Nel 2011 torna in Italia e continua a seguire il suo lavoro senza che i media si occupino di lui, fino al fatidico 2019. “Francamente, Pamela, è stato un errore: non voglio dire che sia una cattiva persona, tutt’altro, ma tutto quello sbandierare il nostro rapporto ai rotocalchi non mi è piaciuto, ecco perché con lei è finita”.

Insomma, noi di Fiorenza Oggi, abbiamo finalmente la dichiarazione ufficiale che mette fine a tre anni di dibattiti e speculazioni su quello che fu il pettegolezzo dell’anno nel 2019. Ma Caltagirone, una volta digerita l’attenzione mediatica, ha deciso di entrare in politica e di sfruttare la sua esperienza imprenditoriale per tentare di raddrizzare un’Italia che, a suo giudizio, oggi somiglia sempre di più alla figura di un’anziana donna alla fermata dell’autobus che indossa una ffp-2 nonostante sia in mezzo alla campagna. Nel suo elegante soggiorno, dopo averci offerto il caffè (“questo me lo fa arrivare Bolsonaro dal Brasile, è buonissimo!”), Mark ci racconta il suo progetto politico.

“Me ne sono andato dall’Italia nel 1986, probabilmente nel periodo di maggior splendore per il Paese. Se avessi saputo quello che sarebbe successo di lì a poco forse la mia vita avrebbe preso un’altra direzione, probabilmente mi sarei iscritto al Psi e avrei cercato di avvertire Bettino, di quello che di lì a poco sarebbe successo”.

In effetti il 1986, è l’anno di Sigonella, ma andiamo avanti.


“Dopo la vicenda di Pamela e dopo il risultato delle elezioni del 2018, mi sono detto: se in questo Paese possono fare politica e venir eletti: bibitari, avvocaticchi pugliesi, mummie della Banca d’Italia e della peggiore burocrazia, rappresentanti femmine d’istituto che hanno fatto ragioneria, nullafacenti milanesi, buoni solo perché sono andati da Mike Bongiorno, nullafacenti fiorentini noti per lo stesso motivo, perché politica non ne posso fare io?”

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Non le manda certo a dire Mark.

“Allora mi sono detto: Mark, questo è il tuo momento, uno come te può fare qualcosa. Presunzione? In fondo avevo ed ho una marea di contatti in tutti gli ambienti che contano, anche nello spettacolo, quindi perché non provare a coinvolgere gli amici e nel contempo fare il bene dell’Italia?”


“Una scelta di rottura” commentiamo, “vedo che nella lista del suo futuribile governo ci sono il Mago Otelma, alla Sanità e Roberto Artigiani, agli Esteri”

“E’ vero: nel loro campo sono personaggi di successo, quindi del talento ne hanno”

“Anche Cristiano Malgioglio alla Cultura?”

“Assolutamente. Le ripeto, può sembrare una provocazione ma non lo è. Malgioglio, è un autore musicale conosciutissimo, oltre che un personaggio televisivo molto noto: meglio lui di un meraviglioso ragazzo pescato dalla provincia napoletana, o ferrarese, uno che ha l’unico merito di avere attaccato i manifesti per Grillo.”

“Non fa una grinza.”

“In più”, continua Caltagirone, “queste persone hanno già avuto successo in precedenza, per cui non hanno bisogno della politica per sbarcare il lunario.”

“Senza dubbio, ma qualcuno di loro potrebbe suscitare perplessità nella fascia più perbenista dell’elettorato: per esempio Andrea Diprè, ai rapporti con le regioni sembra uno schiaffo al cosiddetto decoro istituzionale.”

“Assolutamente, è così. Ma vogliamo paragonare Diprè con Casalino? Entrambi vengono dalla televisione e l’hanno usata come trampolino di lancio, con la differenza che Casalino, ha cercato di gabellarsi per uno spin doctor, ovvero uno di quelli che curano l’immagine e i discorsi dei politici, i quali politici evidentemente non sono in grado né di vestirsi, né di parlare in pubblico senza dimostrare di essere dei pupazzi telecomandati: perché questo sono, pupazzi strapagati per dire scemenze in televisione. Ma la vera provocazione sta nell’averlo candidato al ministero per i rapporti con le regioni, probabilmente il più inutile dopo quello per i rapporti col parlamento. Inutile come sono le regioni stesse, carrozzoni inutili, buoni solo a produrre satrapi da quattro soldi come Zaia e De Luca e a far schizzare in alto il debito pubblico.”

“Parole decise, in effetti in questa campagna elettorale non le stiamo sentendo da nessuno.”

“Infatti. Dire che le regioni sono inutili è un tabù. E’ fascismo farlo notare, mi dicono.”

“Scusi?”

“Nell’Italia del 2022, qualsiasi cosa non sia gradita al potere diventa automaticamente fascismo. Qualsiasi argomento sgradito è fascismo. Non è possibile nessun dibattito razionale perché questi tirano in ballo lo spettro di un regime che è morto settantasette anni fa.”


“Nel suo programma vediamo altri punti di rottura, per esempio l’abolizione degli ordini professionali.”


“Ovvio, al pari delle regioni sono carrozzoni inutili buoni solo a svuotare i portafogli degli iscritti. Si possono buttare a mare senza rimpianto, esattamente come la Rai o l’ormai scomparsa Alitalia.”


“Ah, qui la massacreranno! La Rai è da sempre considerata uno dei pilastri del Sistema Italia, figuriamoci Alitalia, che in un modo o in un altro riemerge sempre uguale ma cambiando nome, come, in effetti, è accaduto.”


“Esatto. Solo che la nuova Alitalia, a questo giro la venderanno ai francesi, come del resto hanno venduto negli ultimi trent’anni buona parte del patrimonio produttivo italiano ai nostri cosiddetti cugini. Col pieno supporto dell’Unione Europea, s’intende.”


“Qui sta superando lo stesso centro-destra.”


“Sì, ovvio: le pare che il centro-destra italiano abbia voglia di liberarsi dei carrozzoni inutili? Al contrario, vuole solo mettere i suoi nei posti-chiave.”


“ Qual è la sua visione in politica estera?”


“Semplice, in questo momento stiamo assistendo a tutti i livelli a quella che una volta si sarebbe chiamata guerra di mafia. Non importa chi ha ragione, perché nessuno ha ragione. Mi spiego, questi sono tutti d’accordo per condurre una speculazione su petrolio e materie prime, nessuno escluso: dalla Russia agli americani ai cinesi. E noi facciamo, tanto per cambiare, il vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro.”


“Cosa propone in merito?”


“Abbiamo il petrolio e non lo sfruttiamo, abbiamo il gas e non lo sfruttiamo, avevamo fino al 2011, un patrimonio di relazioni estere che ci consentivano una certa libertà di approvvigionamento, e adesso non ce l’abbiamo più. Punto.”


“E’ per la Italexit?”


“Senza mezzi termini: basta carrozzoni pubblici, compresi quelli sovranazionali.”


“Anche la Nato?”


“Anche la Nato!”


“Non si rischia un’Italia chiusa in se stessa e poco attenta al mondo esterno?”


“Guardi, per trent’anni e oltre i media ci hanno proposto le guerre in Iugoslavia, in Iraq, nel Kosovo, Giulio Regeni, Patrik Zaki, e tutte queste belle cause lontane migliaia di chilometri, ma mai, dico mai, che ci fossimo messi noi italiani a risolvere i problemi del nostro Paese. E’ troppo comodo pensare al Chiapas, o alla Corea del Nord, quando tra poco saremo come loro, ma se ti occupi del Chiapas, o della Corea del Nord, difficilmente ti farai male. Aggiungiamo poi i fenomeni mediatici creati ad arte, come Greta Thunberg, la pandemia, il cosiddetto global warming.”


“Creati ad arte?”


“Certo: nella migliore delle ipotesi si è gonfiato un fatterello o un’ipotesi scientifica per creare un maoismo senza Mao, un bolscevismo delle multinazionali, che ha per obiettivo la distruzione di ceto medio e piccola impresa.”


“Non ha paura di irritare persone importanti smontando gli argomenti principali di ogni tg?”


“E che mi possono fare? Niente mi possono fare.”


“Come propone di uscirne? Intendo, cosa pensa di fare per affermare la sua verità e costruire un’azione politica di conseguenza?”


“Partire con l’attuazione del programma e basta, senza paura e senza tenere conto del perbenismo mediatico e di certa parte del pubblico italiano.”


“Torniamo con i piedi per terra. Cosa vorrebbe dire a Eliana Michelazzo e Pamela Perricciolo?”


“Voglio solo ringraziarle: in un certo senso senza di loro non esisterei. Voglio anche scusarmi con Pamela Prati, in fondo è una vittima della situazione.”


“C’è posto per la Perricciolo e la Michelazzo nel suo governo?”


“Un sottosegretariato non si nega a nessuno.”


Ci congediamo con le idee più confuse che mai, dall’unica figura autenticamente di rottura, dall’unica vera novità politica italiana da almeno trent’anni.


“Torni pure a trovarmi presto, ad ottobre avremo un Fontana Candida, un vino qui di Frascati, veramente meraviglioso!”

Giuliano Fresi

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