Il calcio non è più una fonte di guadagno. Ci siamo occupati recentemente dei debiti delle squadre italiane, ma se la Serie A piange, le altre Leghe europee non ridono.

Adesso, infatti, la parola d’ordine, nel mondo del calcio e’: ” ridimensionamento”, e l’obiettivo principale delle squadre europee è limitare i danni finanziari, anche ritoccando gli stipendi dei giocatori addirittura fino al 20 percento in meno. Il solo Leo Messi, infatti costa al Barcellona 60,3 milioni lordi all’anno, e Carlo Tusquets, presidente ad interim, del club blaugrana, dice che con un entrata di oltre un miliardo di euro, ora si trova sotto di 300 milioni, con gli stipendi da pagare. Il panorama economico attuale, caratterizzato dal segno meno in tutti i menu’ calcistici: entrate alle società, tifosi, sponsor, pubblicità, plusvalenze, eccetera, ha costretto anche il Real Madrid, a decidere di non comprare più il miglior giocatore del mercato europeo a qualunque prezzo. Il presidente Florentino Perez, ha deciso dunque di perseguire la ristrutturazione dello stadio Bernabeu accelerandola rispetto ai tempi dei progetti. Il bilancio del Real Madrid 2019-20, infatti e’ in attivo, ma i “galattici” hanno dovuto rimettere i piedi sulla terra, e non si potranno ptobabilmente mai più permettere il “Mister Bale” di turno, a 100 milioni. Lo stesso presidente della Liga, Javier Tebas, soprannominato “el Halcon” (il falco), ha dichiarato che in questo periodo di Covid, bisogna tagliare di 400 milioni il monte ingaggi, perché c’è una bancarotta “emotiva” in essere che non può venire attualmente affrontata, con una perdita di rendita, ed è quindi il momento di non spendere oltre il guadagno. Spostandoci in Francia, la situazione non cambia. Nel 2011, il Psg diventa di proprietà del fondo sovrano del Qatar, ed in 9 anni ha potuto permettersi di spendere ben 1,3 miliardi di euro, vincendo 9 scudetti su 9, con il campionato che finisce, di fatto a marzo, e le altre squadre francesi che spariscono in Europa. Ora in Francia, ci sono dei problemi con il canale televisivo Mediaprof, di proprietà cino – spagnola, che aveva acquistato i diritti del campionato 2019-20, e quelli del 2020-21 per 814 milioni di euro a stagione, ma non riesce a rispettare l’accordo per via della crisi Covid, e non ha ancora pagato la seconda rata che era in scadenza ad ottobre perché ha pochissimi abbonati. Telefoot, il canale dedicato alla Ligue 1, e’ accusato di non aver chiesto adeguato garanzie bancarie ed anch’esso in serie difficoltà, ha chiesto un prestito di 120 milioni alla filiale inglese di una banca americana, mentre Mediapro ha chiesto uno sconto del 25 per cento portando il caso di fronte al tribunale di Nanterre. Ma l’altra vera perdita del calcio francese è in termini di spettatori. Se il Psg, infatti, ha perso 120 milioni di euro pensate alle altre squadre che non hanno il solito introito, e quindi si trovano in enormi difficolta’ di bilancio. Anche la Bundesliga che e’ stata la prima a ricominciare il proprio campionato dopo il lockdown primaverile, ed ha trionfato in Champions League, col Bayern, registrando anche la semifinale del Lipsia, non ha orizzonti rosei di fronte, tanto che il presidente della federazione tedesca Dfb, Fitz Keller, ha detto che occorre una soluzione per il futuro del calcio europeo almeno per la prossima generazione, obiettivo che potrebbe essere raggiunto abbassando gli ingaggi, e dando maggiore attenzione ai giovani, senza cercare piu’ a tutti i costi, il fuoriclasse da milioni di euro d’ingaggio l’anno. Della situazione italiana abbiamo gia’ parlato, e vorremmo concludere con una nostra analisi sulle parole del presidente della Dfb, Keller, che come abbiamo detto, ha parlato del futuro del calcio europeo nella prossima generazione. Siamo pienamente d’accordo con lui, ma vorremmo estendere il concetto di futuro del calcio, dall’aspetto puramente agonistico, a quello sociale. Innanzitutto occorre sfatare sul nascere, il mito che a provocare la crisi del pianeta calcio, sia stato il Covid, che in realtà, l’ha solamente resa visibile ed irreversibile. Il tifoso medio infatti e’ da anni che era perplesso, e non riusciva a capire come mai con 5 arbitri in campo, con due arbitri centrali, e con il Var continuava a vincere sempre la solita squadra, perche’ il calcio, ormai non era piu’ a misura di tifoso, ma a misura di televisione. Adesso, con il campionato fermo tre mesi, e ricominciato senza tifosi, con i loro fischi, gli applausi, i cori e le coreografie, ma soprattutto i loro soldi dei biglietti, tutte le squadre piangono. Si e’ quindi perso quel “fenomeno ultrà” che dava emozioni avverse, o tanta euforia ai giocatori in campo, a seconda se in casa o in trasferta, e rappresentava una sostanziale rendita di quel capitale economico, sociale e psicologico che ora non esiste più. Lo stadio è diventato una scatola vuota, che ha solo conseguenze emotive e tecniche. I giocatori appaiono meno concentrati soprattutto in difesa ed infatti le partite finiscono con tanti gol. Speriamo di non perdere anche la passione per il calcio tra i ragazzi che giocavano in cortili, strade, scuole, oratori, campetti, nelle diverse scuole calcio. La passione, infatti, non si compra o si vende, è un bene immateriale, che fa gruppo, instaura l’amicizia fra i ragazzi. I gruppi virtuali dei tifosi, hanno tirato su un muro sul web, dimostrando chiaramente purtroppo che oggi dopo la scuola media, il calcio esiste per pochi ma non per tutti come era una volta, e questa, a nostro avviso, e’ la vera emergenza del mondo del pallone, aldila’ dei conti economici delle squadre.

Safaie

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