La rivista Cigar Journal, considerata la bibbia dei fumatori di sigari, che dal 1998, organizza il cosiddetto Cigar Trophy, ha decretato nel corso dell’InterTabac di Dortmund, la più importante kermesse mondiale legata al consumo di tabacco ed a ciò che gli gravita intorno, che il sigaro Antico Toscano, è il migliore del mondo. Il 17 settembre scorso, infatti, si è svolta, a chiusura dell’InterTabac di quest’anno, la Cigar Trophy Award Ceremony 2022, che parafrasando gli Oscar del cinema, potremmo definire come la “notte dei sigari” ed a vincere la categoria “Best Cigar Other Countries” è stato proprio l’Antico Toscano. La vittoria del prestigioso premio internazionale, ha un sapore particolare, perchè dal 2013, non è una giuria specializzata a votare, ma i consumatori, che si esprimono online, attraverso il sito http://www.cigartrophy.com/

Non possiamo che essere contenti dell’affermazione di quest’eccellenza toscana, a livello mondiale, ma occorre sottolineare, che il prestigioso riconoscimento, ottenuto dall’Antico Toscano, non è frutto di improvvisazione o fortuna, ma di una storia e di una cultura plurisecolari. Vogliamo quindi ricordare alcuni passaggi della storia del sigaro toscano. La storia del tabacco da tabacco da sigaro nella nostra regione, risale a Cosimo I Granduca di Toscana, che ricevuti in regalo dagli spagnoli, dei semi di quella pianta provenienti dal cosiddetto nuovo mondo, senza immaginare che questa avrebbe fatto parlare della sua terra, ne introdusse la coltivazione nel 1560 nella zona dell’Alta Tiberina, non a caso considerata ancora oggi una delle più produttive d’Italia, nel settore. Ma probabilmente, a determinare la svolta nella produzione di tabacco da sigaro in Toscana, fu una pioggia estiva, che nel 1815, secondo la leggenda, rovinò una grossa partita di tabacco Kentucky, lasciata a riposare nell’ex convento di Santa Caterina, a Firenze. Il fatto avrebbe potuto trasformarsi in un dramma e così, per non attirarsi le ire dell’allora Granduca di Toscana, Ferdinando III, il direttore delle Manifatture Tabacchi, decise di recuperare quelle foglie rifermentate per farne sigari piccoli e bitorzoluti da vendere a basso costo. Nessuno seppe, e probabilmente nessuno lo saprà mai, se il merito fu dell’affumicatura con legno di rovere, lo stesso usato per affinare il vinsanto della Valdichiana, o del suo gusto ruvido e forte, frutto della seconda fermentazione, ma quel sigaro conseguì subito un grande successo nei quartieri popolari dell’Oltrarno, tanto che nel 1818, lo “stortignaccolo”, come usavano chiamarlo affettuosamente i fiorentini di una volta, era già in vendita, allo stesso prezzo degli altri sigari e molto apprezzato. All’epoca, tuttavia, nessuno poteva ancora immaginare, che il sigaro Toscano, sarebbe arrivato sulle labbra di statisti, condottieri ed artisti quali Winston Churchill, Giuseppe Garibaldi, Mario Soldati e Amedeo Modigliani, guadagnandosi molte citazioni di personaggi famosi, delle quali riportiamo alcuni esempi:

“Un sigaro toscano ed un titolo di cavaliere non si negano mai a nessuno!”, disse, nel 1850 Camillo Benso, Conte di Cavour.

“Fumare il Toscano è una goduria greve e forte, del tutto priva di frivole moine”, ha affermato in tempi più recenti il giornalista Gianni Brera.

Addirittura Sergio Leone, arrivò a scritturarlo nella celebre Trilogia del dollaro. Testimoni narrano infatti, che quando Clint Eastwood, lo implorò di eliminare il sigaro dalla sceneggiatura dei suoi films Sergio Leone rispose: “Perché vuoi lasciare a casa il protagonista?”

Ma il Toscano, come dimostra il riconoscimento mondiale ottenuto in questi giorni a Dortmund, non ha solo affascinato illustri personaggi del passato e conserva ancora oggi una folta schiera di estimatori molti dei quali frequentano il club del sigaro “Maledetto Toscano”, nato a Pienza nel 1999, per esaltare il potere meditativo del fumare. Il club, su proposta di Slow Food, si è anche assunto l’incarico di tenutario del presidio del sigaro Toscano Extra-Vecchio. Compagno di lunghe e profonde meditazioni, il Toscano, è tradizionalmente abbinato ai distillati, cosa che rappresenta una scelta corretta, ma non esclusiva. Molti estimatori, stanno infatti scoprendo le sinergie che possono nascere con un buon vino. Ogni sigaro infatti, ha il suo carattere: se con un aromatizzato può essere sufficiente un calice di bollicine, solo un vinsanto potrà tenere testa all’esuberanza di un Extra-Vecchio. Oggi il cuore della manifattura del Toscano, però, non è più la Valtiberina, ma Lucca, dove i sigari sono ancora prodotti a mano: circa 3 milioni di pezzi l’anno su un totale di 180 milioni. Il lavoro delle sigaraie, rimasto pressoché identico da più di duecento anni, è trasmesso spesso di madre in figlia: servono diciotto mesi di apprendistato, prima che una di loro possa confezionare con le proprie mani il famoso “stortignaccolo”.
Il mese di Marzo 2017, a distanza di secoli dal primo esemplare, ha visto i natali del nuovo sigaro “Granduca di Toscana Cosimo I” che celebra le origini del tabacco toscano, dovute come detto alla sua intuizione di piantare i semi di quella pianta, allora esotica nell’alta Valtiberina, appunto. Ma una nuova era, ancora più gloriosa, potrebbe aprirsi col Divin Toscano, un nuovo sigaro toscano, dall’ aroma misterioso, che sta girando sperimentalmente nei circoli più esclusivi di Firenze e della Capitale. Di questo Divin Toscano, si sa solo che il suo mentore, lo psicologo romano Gilberto Di Benedetto, amante del sigaro, sta lavorando ad una miscela di tabacchi, che lo rendono davvero esclusivo ed ispirata, a suo dire, dalla scoperta di un volto giovanile di Dante Alighieri, eseguito da Puccio Capanna, allievo di Giotto, che ci trasmette un’immagine diversa dell’Alighieri, non quella classica, piuttosto brutta e col naso aquilina, ma quella di un bell’uomo, che da l’idea di un dandy dell’epoca e ben si sposa dunque con un prodotto di fascia alta.. Siamo in attesa di scoprire, se dopo la sperimentazione artigianale dei salotti esclusivi fiorentini e romani, il Divin Toscano, verrà messo in vendita e soprattutto se otterrà i successi di mercato dello “Stortignaccolo” ed i riconoscimenti internazionali dell’Antico Toscano. Naturalmente Gilberto Di Benedetto, da noi interpellato, si è lasciato sfuggire ben poco su un eventuale progetto di produzione su larga scala del Divin Toscano, dichiarando solo di essere in trattativa con una banca per i finanziamenti, qualora i selezionati fumatori, dessero una valutazione positiva e continuata sulla qualità del sigaro in questione. Quello che è interessante notare tuttavia, è il fatto che l’immagine del Dante bello, citata da Di Benedetto, è la stessa, con la quale, abbiamo aperto, ormai due anni fa questa rubrica, segno evidente, che molti personaggi di cultura, la stanno riscoprendo e valorizzando ed il mondo è pronto a conoscere quello che fu probabilmente, il vero volto del Divin Poeta, reso brutto nell’iconografia, dalla vulgata comune imposta dai suoi avversari politici che ne decretarono l’esilio ed avevano tutto l’interesse a sminuirlo anche sul piano dell’estetica.

Il Dante Bello attribuito a Duccio Capanna

Luca Monti

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