Giacciono ancora in attesa di risoluzione, sulla scrivania del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio due importanti dossiers, inerenti dei marittimi nostri connazionali, “prigionieri”, da mesi all’estero. Quello di più lunga data riguarda gli equipaggi di due navi mercantili, ferme in rada nel porto di Pechino da mesi a causa di un divieto di sbarco merci ed avvicendamento dei marittimi, legati all’emergenza Covid, complici anche le dispute commerciali, e le tensioni diplomatiche  tra Cina ed Australia. Sull’episodio, ha presentato un’interrogazione parlamentare, la Senatrice di Forza Italia, Barbara Masini, che ha dichiarato al riguardo: “Trovo assordante il silenzio del nostro Ministero degli Esteri,  sulle due navi italiane bloccate nel porto di Tianjin dallo scorso giugno. I due equipaggi 33 persone in tutto, sono in navigazione da oltre un anno e non possono neppure scendere a terra. Per questo motivo ho indirizzato un’interrogazione parlamentare, sottoscritta con i colleghi Massimo Mallegni e Roberto Berardi, per chiedere un’intermediazione diplomatica tra i due stati che consenta ai nostri connazionali di tornare a casa anche su sollecitazione di Luca Salvetti, sindaco di Livorno, città natale di Gabriele Padovan, Capitano della motonave Lembo, che ha chiesto un impegno da parte della politica per porre fine ad una situazione drammatica. Invito che noi abbiamo raccolto prontamente nella speranza che, con l’impegno e l’aiuto di tutti, si possa risolvere questa situazione al più presto.”

Indubbiamente non debbono fare le spese di diatribe tra Cina ed Australia, i nostri marittimi, che non hanno alcuna colpa se non quella di fare il loro lavoro, ed oltretutto risulta ancora più incomprensibile, il loro fermo prolungato in rada, visti i buoni rapporti, instaurati proprio dal Ministro Di Maio, col Paese del Dragone. Il secondo caso, è quello dei pescatori di Mazara del Vallo, trattenuti in Libia, per un presunto sconfinamento nelle loro acque territoriali. Questo caso che sta facendo più cronaca, grazie al movimentismo delle famiglie dei pescatori coinvolti ed alla coincidenza temporale di un caso analogo, che,sempre in Libia, ha coinvolto una nave Turca, risoltosi in cinque giorni, mentre i nostri pescherecci sono bloccati da mesi, evidenzia, ancor di più, la lentezza, con la quale il nostro Ministero degli Esteri si sta muovendo, nell’affrontare tali importanti questioni, a meno che, non si voglia dar credito alle analisi più malevole che ritengono, che ormai il nostro Paese, a livello diplomatico, conti meno di un qualsiasi “Dittatore dello Stato Libero di Bananas”, di cinematografica memoria.

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