La rivalità tra i Ghibellini, alleati dell’Imperatore ed i Guelfi, che sostenevano il primato politico, oltre che spirituale del Papa, nacque come schieramento di Liberi Comuni, ma a partire dal XII sec. arrivò a dividere fra loro gli abitanti della stessa città, come documenta benissimo Dante Alighieri, esponente del partito dei Guelfi Bianchi a Firenze, che si opponevano a un intervento diretto del Papa, nella politica interna fiorentina, auspicato invece dai Guelfi Neri. Gli scontri fra le opposte fazioni erano radicali e coloro che perdevano, erano spesso costretti all’esilio come accadde infatti a Dante stesso. La guerra tra Guelfi e Ghibellini, paradigma in un certo senso del “bipolarismo” politico, non è stata soltanto distruttiva: le due fazioni erano impegnate in un certo senso, infatti, anche in una competizione “positiva” nella costruzione di edifici religiosi e civili di grande interesse artistico.

Con il suo libro intitolato “La Novi di Parte Guelfa” Andrea Scotto, ricostruisce le lotte tra Guelfi e Ghibellini, nel centro piemontese di Novi Ligure, oggi centro principale del territorio definito “Oltregiogo” o “basso alessandrino” da sempre terra di confine tra le aree di influenza piemontesi -sabaude, genovesi e lombarde, nonchè antica sede delle Fiere di Cambio. Anche Nove (Novi in dialetto) come “piccola capitale” ha conosciuto questo dualismo esattamente come le città maggiori, Firenze appunto, ma anche Milano, Verona, Genova e altre. La “Novi di parte Guelfa” ha il suo cuore nella zona attorno alla suggestiva chiesa di San Pietro e nella piazza omonima, antico feudo della famiglia Guelfa dei Bianchi, zona nella quale troviamo anche l’antica sede delle Fiere di Cambio. La chiesa di San Pietro dopo la demolizione del preesistente edificio gotico, è stata ricostruita nel XVII sec. in forme barocche che esprimono pienamente la magnificenza “cattolico-romana” della Chiesa, all’epoca della Contro-riforma, con aspetti architettonici come le cosiddette “finestre termali” ispirate alle Terme di Diocleziano. La cupola poggia poi su quattro pilastri dotati di nicchie, esattamente come la chiesa di San Pietro di Roma. La sontuosa pala d’altare centrale, attribuita a Scipione Crespi, è ovviamente dedicata proprio a San Pietro. Si tratta di un dipinto che, ci fa notare Andrea Scotto, nel suo libro, presenta aspetti inusuali come la posa del primo Pontefice, simile a quella nella quale di solito è rappresentata Maria ed il fatto che è seduto in trono, tra San Rocco e San Giuseppe, quest’ultimo teoricamente “superiore” nella graduatoria del Regno dei Cieli. Tra le pale d’altare laterali, da segnalare quella che rappresenta San Michele, e quella dedicata al Santissimo Crocifisso, nel transetto destro. Qua troviamo, purtroppo non ben illuminata, anche una delle pale d’altare già presenti nella Chiesa originale, che raffigura San Sebastiano, tra i santi Rocco e Bernardino da Siena. Interessante la ricostruzione di Andrea Scotto, sulla proliferazione di Santi Protettori, in un periodo storico nel quale la medicina era sostanzialmente impotente di fronte alle epidemie e ai malanni quotidiani. I Santi Protettori erano di solito, i Martiri del primo Cristianesimo e la loro “specialità taumaturgica” era collegata proprio al martirio che avevano subito. Santa Lucia, ad esempio, è protettrice della vista, Santo Stefano, contro il mal di testa, mentre San Sebastiano, contro la peste, perché le ferite delle frecce, ricordavano i bubboni provocati da quella malattia. Nella piazza troviamo una fontana, copia dall’originale dello scultore novese Michele Sansebastiano, raffigurante un bambino che regge un pesce, ispirato forse all’episodio biblico di Tobia, e il bellissimo Palazzo Alignani. Dalla piazza si diparte Via Solferino, l’antica contrada del Carmine. Della chiesa e del convento del Carmine, distrutto nella battaglia di Novi, del 1799, restano solo un affresco su un edificio chiamato Casa Norcia e un portale monumentale. Alcune opere provenienti dal convento del Carmine sono oggi conservate nella Chiesa di San Pietro. L’attuale Via Roma, che da San Pietro, conduce alla collegiata, conserva le caratteristiche scenografiche di una “Strada Nuova” barocca, come la genovese Via Garibaldi, fra edifici sontuosamente affrescati sulle facciate e portali realizzati in maggioranza in pietra arenaria di Montaldero. Grazie ad un sapiente lavoro di restauro, in uno degli edifici, è ancora possibile ammirare gli affreschi originali. Con la grande ristrutturazione compiuta nel XVII sec. il barocco, lo stile più “teatrale” della storia dell’arte, è diventato la cifra stilistica dominante sia della Novi, di parte guelfa, che di quella di parte ghibellina. Muovendosi dalla piazza di San Pietro, verso sud, ci inoltriamo invece verso una zona della Novi guelfa, nella quali sono presenti meno testimonianze del sontuoso passato. Il punto d’interesse principale di quest’area della città è la pieve, nella quale è conservato un prezioso affresco del pittore tortonese Manfredino Boxilio, commissionato da Oriana Campofregoso, figlia di uno dei capifazione dei guelfi genovesi. Nell’affresco troviamo la rappresentazione di “S. Anna Metterza” crasi di “madre tertia” ovvero terza nella “graduatoria del regno dei cieli” dopo Gesù e Maria. Il libro di Andrea Scotto, costituisce una guida documentatissima dal punto di vista storico-artistico e nello stesso tempo di facile lettura, per scoprire le bellezze nascoste nei centri della provincia italiana e la preziosa eredità storica e architettonica lasciata dai conflitti politici e religiosi del passato.

Andrea Macciò

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