La notizia è apparsa in un editoriale di ieri, il Giornale di Brescia interrompe i post su Facebook «Ci siamo tirati fuori, in controtendenza e con convinzione. Troppe parole in libertà, troppi insulti, troppo astio. E troppi profili fake (falsi) che se non generano notizie altrettanto false, si dilettano in manipolazioni neppure tanto dissimulate», ritenendosi nella posizione di «corresponsabilità quantomeno morale se gli aggiornamenti di una pagina Facebook diventano – volenti o nolenti – pretesto per veicolare falsità, rabbia e frustrazioni o, peggio ancora, commenti che nulla hanno a che vedere con la pluralità delle idee e loro libera e sacrosanta espressione, e ancor meno con il diritto-dovere di informare ed essere informati. Ecco perché abbiamo deciso di bloccare gli aggiornamenti della pagina Facebook del GdB», inoltre, consci della situazione «Consideriamolo una sorta di lockdown contro il virus delle maleparole che non cercano il dibattito, ma la rissa. Che non informano ma demoliscono. Che non vogliono costruire nulla, tantomeno consapevolezza, e che mirano solo a delegittimare, seminare odio, rancore, razzismo. Che non lasciano spazio alla pluralità né alla decenza. Che scaricano bile e non contribuiscono a trovare soluzioni. Un fenomeno non nuovo, ma che nelle ultime settimane con la seconda ondata Covid si è pericolosamente acutizzato, nelle piazze virtuali come del resto anche in quelle fisiche.» Non sono mancati i commenti contrari «Immagino sia stata una scelta sofferta, forse avreste potuto solo disattivare la possibilità di commentare» molti si sono chiesti se abbiano fatto bene, se sia questa la strada da intraprendere. Anche noi come Fiorenza Oggi ci poniamo una domanda, se non avessero fatto così, se avessero solo bloccato la possibilità di commentare il loro gesto sarebbe stato altrettanto efficace? Inoltre riconoscendo al Giornale di Brescia di aver evidenziato un male pericoloso per la società, ci chiediamo, i social network sono il giusto veicolo per divulgare l’informazione e la pluralità di vedute o sono solo uno strumento di appiattimento e di mortificazione delle opinioni e del senno?

Paolo Miki D’Agostini

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