Francesco Di Bartolomei, romano classe 1976, consigliere al Municipio II di Roma durante la giunta Alemanno, eletto come indipendente nelle liste PDL, nel suo mandato si è occupato di cultura e commercio ha scritto il libro “Lo sparatore sono io!”, che affronta sotto forma di inchiesta e memoriale l’attentato di Fiumicino del 17 dicembre 1973, un fatto dimenticato della storia italiana.

Quale scenario economico prevede per l’italia nei prossimi mesi, cosa ci riserva ancora la pandemia?

Parlare di certi argomenti in piena emergenza pandemica, può risultare difficile. Quando si vive una realtà come quella che ci sta toccando da marzo, si è più concentrati sul presente che sul futuro. Il fatto è che, il presente che ci tocca è funzionale al futuro che avremo. Nell’arco di qualche mese è probabile che, verranno liberalizzati nuovamente i licenziamenti solo allora capiremo realmente il costo della pandemia,che al momento è incomprensibile perché sopportato esclusivamente dai piccoli commercianti e dalle partite iva.

Qualè la posizione del nostro paese rispetto agli scenari politico-economici internazionali?

Sono convinto che in Italia, e anche in altri paesi, la catastrofe economica non poteva essere evitata, sono altrettanto convinto che, cosa stia realmente accadendo al sistema Italia e alle nostre vite è un processo che probabilmente stanno gestendo altri.

Altri chi? Può essere più preciso?

Nel marzo del 2019 il governo sottoscrisse l’accordo denominato “Via della seta”, con la Cina. I rapporti economici con Pechino sono operanti in modo importante da almeno un quarto di secolo (epoca Governo Prodi) e le loro comunità in Italia hanno da tempo le mani su settori economici strategici nel commercio e sul manifatturiero. Oggi il Dragone ha fatto il suo ingresso nel porto di Taranto senza grande risalto da parte dei media, inoltre ha sottoscritto accordi economici con 14 stati dell’emisfero asiatico-pacifico, tra cui spiccano nazioni che storicamente non hanno mai nascosto il loro spirito anti-cinese come il Giappone, la Corea del Sud e la Nuova Zelanda, tutti in passato grandi fruitori del Made in Italy. A questo aggiungiamo che il grande oppositore di Pechino, Donald Trump, è quasi certamente caduto. Mi aspetto un futuro a tinte rosse in cui la qualità delle nostre relazioni con la Cina avrà un impatto determinante sulla nostra economia. È ragionevole aspettarsi l’ingresso di interessi cinesi in importanti asset italiani ed europei. Inoltre a seconda delle politiche del Dragone, potrebbero riversarsi nelle nostre città le loro esuberanze demografiche. Considerando la loro attitudine al lavoro e alla produttività e considerando inoltre che gli attuali provvedimenti di limitazione dei contagi hanno reso deboli e indifese le nostre risorse imprenditoriali, si potrebbe aprire una stagione di trattative ed acquisizioni da parte di nuovi immigrati cinesi

Vuole intendere che il Covid-19 sia uno strumento della politica espansionista cinese?

Non sto parlando in questi termini, ho preso atto del Covid-19 come un fenomeno che ha colpito tutti anche la Cina. Sto analizzando il mutamento degli interessi geopolitici dovuto al virus e in tale mutamento intravedo una Cina che diventa la prima potenza mondiale. Di riflesso, dovremo pensare, a come riorganizzarci in funzione di un cambiamento che ritengo ormai non evitabile.

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