L’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, è concentrata su due eventi, la diffusione del coronavirus, e quello che sta accadendo negli Stati Uniti, ma come i fatti di Washington, appunto, dimostrano, occorre uscire dal torpore psicofisico indotto da questa emergenza sanitaria, e rendersi conto, che il mondo, malgrado le nostre paure, non si è mai fermato per una malattia, nè mai lo farà. Ecco quindi che vogliamo riproporre all’attenzione dei lettori, una crisi geopolitica dalle radici antiche, che sembrava ormai superata per sempre, salvo poi riesplodere sul finire del 2020, quando, tra il 28 settembre, ed il 10 novembre l’Azerbaigian, ha aggredito l’Armenia, e soprattutto la Repubblica dell’Artsakh meglio conosciuta col nome di Nagorno Karabakh.

L’attacco azero a quest’ultima Repubblica, potrebbe, per un analista non professionista, essere legato al fatto che il Nagorno Karabakh, si è autoproclamato indipendente, proprio dall’Azerbaigian, ma quest’analisi frettolosa, è smentita dalla data di questo avvenimento, che risale al 6 gennaio del 1992. Insomma, non appare credibile che uno Stato sovrano aspetti quasi ventinove anni, per riprendersi un territorio, ed infatti vi fu una guerra tra i due Stati, nell’immediatezza della loro separazione, tra il gennaio 1992, ed il maggio 1994, risoltasi a favore del Nagorno Karabakh. Ecco quindi, che il riaccendersi improvviso di questa crisi, nasconde tanto altro. Certo l’Azerbaigian, è cresciuto molto economicamente, in questi quasi trentanni, grazie ai petrodollari derivanti dagli idrocarburi del Mar Caspio, coi quali ha potuto acquistare armi sofisticate come gli affidabili droni da combattimento israeliani e turchi, che gli sono serviti per piegare le deboli difese militari armene e del Nagorno Karabakh, e conquistare, prima del cessate il fuoco, favorito dalla mediazione russa gli importanti, e strategici, distretti di Agdam, e Kelbadjar, ma ripetiamo, non è questa la corretta chiave di lettura. Occorre infatti, andare a vedere chi ha fornito le armi agli azeri, appunto la Turchia, per capire, chi avesse interesse ad attaccare l’Armenia, ed il Nagorno Karabakh, per interposta persona, in questo caso, l’Azerbaigian. Erdogan, infatti, mescolando abilmente, islamismo e panturchismo, sta portando avanti una politica espansionista, retaggio dell’impero ottomano, che sta dando i suoi risultati. La conquista territoriale azera, ai danni di Armenia e Nagorno Karabakh, rappresenta, infatti, un successo politico per Erdogan, il quarto in poco tempo, dopo l’elezione alla Presidenza della Repubblica turca di Cipro Nord, del suo fedele, Ersin Tatar, il fondamentale appoggio armato della Turchia, al Governo di transizione di Al Sarraj, in Libia, e la beffa delle ricerche petrolifere in acque territoriali greche, l’estate scorsa. In pratica, Erdogan, sta realizzando passo dopo passo, una sorta di continuità territoriale, che va dal Bosforo che vuol dire Mar Adriatico attraverso l’Albania, alle frontiere della Mongolia passando dall’antico Turkestan centroasiatico. Come sempre più spesso accade, a fare le spese della politica espansionista neo ottomana, sono le minoranze Cristiane costrette a lasciare il Nagorno Karabakh, prima di essere perseguitate.

E l’Unione Europea? Silenzio tombale, perchè Berlino, che da sempre detta le politiche europee, estere, e non solo, non vuole prendere posizione contro Ankara, spaventata dalla grande comunità turca presente in Germania. Inoltre, non è da sottacere il fatto che Erdogan tiene abilmente, i piedi su due staffe, essendo la Turchia, un Paese membro della Nato, e quindi formalmente alleato dell’Unione Europea. Insomma la situazione geopolitica si sta complicando, anche se pensiamo che il leader turco, non possa tirare più di tanto la corda, perchè se ad occidente tutto tace, non è detto che ad oriente sia la stessa cosa, e la Turchia potrebbe trovarsi a fare i conti con la Cina, che non tollera molto la politica di espansionismo islamico, alla quale, malgrado l’apparente indifferenza di Erdogan, nei loro confronti le minoranze uigure, dello Xinjiang, sono in qualche modo legate.

Luca Monti

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