Come ogni anno, il quotidiano Italia Oggi, in collaborazione con l’Università “La Sapienza” di Roma, ha stilato la classifica sulla qualità della vita, in tutte le province del nostro Paese. Certamente, quest’anno occorre pensare che siamo stati di fronte ad una situazione generale fuori dal normale, e quindi, non ci aspettavamo grosse performances, di Firenze, in tale classifica. Eppure dobbiamo registrare un peggioramento statistico significativo, della nostra città, che, secondo i dati di Italia Oggi e della “Sapienza”, dalla diciassettesima posizione del 2019, crolla alla trentunesima. Non va meglio nel resto della Toscana, dove solamente Siena e Prato, migliorano la propria posizione in classifica. Ma restando a Firenze, a far precipitare in basso la città, sono soprattutto i dati ambientali e di sicurezza. Nel primo settore in analisi, Firenze è la seconda città italiana, dopo Genova, per sforamenti giornalieri del biossido d’azoto, mentre per la sicurezza, siamo davanti, in Italia solamente a: Imperia, Milano, Rimini. Vorremmo sottolineare particolarmente il dato ambientale, che smentisce in toto la politica portata avanti, in questi anni dall’amministrazione comunale, basata sulla cosiddetta cura del ferro, che prevede la costruzione di ulteriori linee tramviarie. Oltre che ad essere contestate da molti cittadini, infatti le linee tramviarie già esistenti, stando ai dati della classifica, non hanno inciso minimamente sulla diminuzione dell’inquinamento, che, anzi appare aumentato, pur in una situazione nella quale il traffico veicolare è diminuito, a causa della minor propensione agli spostamenti, e dei limiti imposti ai movimenti individuali, e di gruppo. Ci domandiamo, quindi, a cosa serva insistere su tale cura del ferro, che appare costosa ed obsoleta rispetto alle nuove forme, e richieste, di mobilità che si stanno affermando su scala globale, a fronte di risultati irrilevanti sul piano ambientale. Meglio sarebbe, a nostro avviso, anzichè costruire nuovi binari tramviari, utilizzare quelli ferroviari già esistenti, per la mobilità urbana, facendo un accordo con la società che gestisce le infrastrutture della rete ferrroviaria, per creare una vera e propria linea dedicata, che si fermi ad ogni stazione, con cadenza magari ogni quarto d’ora, nel tratto tra Firenze e Pistoia, che, oltre a coincidere col territorio dell’area metropolitana della città, rappresenta anche la zona più popolosa della Toscana, nella quale le infrastrutture viarie sono sempre messe a dura prova. Che l’accordo in questione sia possibile, sempre che ve ne sia la volontà politica, lo dimostra quello siglato con Autostrade, e le compagnie dei bus low cost, che ha portato alla realizzazione, estremamente positiva della stazione di trasporto su gomma di persone con i bus, a Villa Costanza che a nostro avviso, rappresenta una delle scelte migliori, e maggiormente innovative, nel nostro Paese, in materia di mobilità, negli ultimi anni. Altro punto dolente della politica ambientale dell’amministrazione comunale, è poi quello della gestione del patrimonio arboreo, sovente sacrificato, proprio alla cura del ferro, con centinaia di alberi, anche di età matura, in grado quindi di produrre ombra in estate ed assorbire Co2, che vengono abbattuti per far passare la nuova linea tramviaria di turno. Giova ricordare che i binari non producono ossigeno mentre gli alberi sì, ed è del tutto inutile dire, come sentiamo spesso dai tecnici del verde pubblico, che gli alberi abbattuti saranno sostituiti in numero maggiore da altri esemplari, perchè, intanto “saranno”, appunto sostituiti, che è una formula semantica, che assomiglia tanto a quella dei ristori economici, promessi dal Governo, e spesso non arrivati, alle categorie economiche colpite duramente dalla crisi, indotta dal virus, e poi soprattutto, perchè gli alberi sono esseri viventi, al pari degli umani, e prima di poter svolgere la funzione dei loro predecessori adulti, essi devono crescere, ed occorrono quindi decenni, come si può vedere nelle foto di Piazza della Vittoria, dopo il taglio dei pini secolari, sostituiti dai loro “figli”, esempio lampante, di come, a nostro avviso, non andrebbe gestito il patrimonio arboreo cittadino.

Luca Monti

Ph. Stefano Giannattasio

Leave a Reply

  • (not be published)