La cantante senese Gianna Nannini, è nell’occhio del ciclone, per il video della sua ultima canzone, “L’aria sta finendo”, realizzato a cartone animato e presentato al pubblico il 14 dicembre scorso. In tale video animato, infatti vi sono rappresentati, a più riprese, degli agenti di Polizia, con i volti di maiali, cosa che non poteva non suscitare polemica, con i sindacati di Polizia, Siulp e Coisp, in prima linea nello stigmatizzare quelle immagini lesive della categoria da loro rappresentata, e non solo. I sindacati di Polizia, infatti, vedono in quel video, anche una sorta di incitamento alla rivolta contro le Forze dell’Ordine, in un momento sempre più delicato per la gestione dell’ordine pubblico, a causa della crisi sociale ed economica, e delle pesanti restrizioni cui il Paese è sottoposto.

Dal canto suo la cantante senese, si difende, affermando che la canzone nata per ricordare la tragedia di George Floyd negli Stati Uniti, va intesa come una canzone d’amore, e dicendosi sorpresa che, appunto, un’opera musicale, nata per amore, possa scatenare odio, per poi concludere con il concetto che l’arte è uno stato indipendente. Quest’ultimo concetto, espresso da Gianna Nannini ci lascia basiti, perchè se da un lato, siamo i primi a sostenere che l’arte deve essere libera, è anche vero che tale libertà, va sempre e comunque esercitata col buon senso, quindi entro certi limiti, che, sinceramente ci sembra siano stati superati, con la raffigurazione grottesca degli agenti di Polizia, che viene offerta nel video in questione. Insomma, come hanno affermato i sindacati di Polizia, Gianna Nannini è incorsa, quantomeno, in una caduta di stile, a giustificare la quale, non basta dire come ha fatto la cantante, che i volti di maiale, non rappresenterebbero il singolo poliziotto ma servirebbero ad evidenziare il concetto di forme di potere degenerate.

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