E’ morto, a 91 anni, Cesare Maestri, uno dei più grandi scalatori del mondo con oltre 3milacinquecento scalate, all’attivo, un terzo delle quali, in solitaria con una tecnica che è considerata antesignana di quella del free climbing, che gli sono valse il soprannome di “Ragno delle Dolomiti”. Maestri, era, infatti nativo di quelle zone, nelle quali scalò, nel 1954 ben sedici cime dolomitiche, in meno di ventiquattrore. Ma la sua fama, fu dovuta, essenzialmente alla doppia scalata del Cerro Torre, in Patagonia. La prima, nel 1959, che si concluse con la morte del suo compagno di avventura, Toni Egger, che venne travolto nel corso della discesa da una valanga. Secondo quanto dichiarato da Maestri, i due avrebbero raggiunto la vetta di quella montagna, ancora inviolata, ma egli non poteva mostrare le prove di quella conquista della cima, perchè la macchina fotografica era stata tenuta da Egger, ed era finita travolta dalla valanga, insieme a quest’ultimo. La cosa scatenò molte polemiche nell’ambiente alpinistico, e Maestri decise di riprovare il Cerro Torre, undici anni dopo, nel 1970, senza arrivare alla vetta fermandosi alle fine della roccia, in quanto, sostenne, il fungo di ghiaccio che copriva la cima, non era da considerarsi parte della montagna. Forse per una forma di rispetto verso Cesare Maestri, anche se il Cerro Torre, venne poi scalato completamente nel 1974 da una cordata guidata da Casimiro Ferrari, nessuno dei protagonisti di quell’evento rivendicò la primogenitura di quell’impresa alpinistica. Una volta appesi gli scarponi chiodati, Cesare Maestri, non aveva tuttavia abbandonato le sue montagne, continuando a salirle, non più da alpinista sportivo, ma da soccorritore del Soccorso Alpino, almeno fino al 2011 quando ottenne a Pinzolo (TN), la “Targa d’Argento della Solidarietà”.

Con la scomparsa del “Ragno delle Dolomiti”, si chiude, forse, l’era pionieristica dell’alpinismo.

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