La domanda che si pone Alessia Vece, educatrice socio pedagogica, è molto attuale, ed a nostro avviso, dovrebbe essere uno spunto di riflessione per la classe politica del nostro Paese, perchè siamo ad un bivio, ed occorre scegliere tra la visione di una vita pienamente vissuta da Cittadini ed imprese, pur nel rischio di un possibile contagio, sapendo comunque che prima o poi tutti si deve morire, o quella di un confinamento eterno tra le mura domestiche, in compagnia del solo pc, col quale svolgere ogni funzione vitale, tranne quelle fisiologiche. Insomma la scelta che la politica deve operare è fra il farci rimanere umani, od il trasformarci per decreto, in animali asociali, acritici e nonpensanti.

Ecco quindi che accogliamo la seguente riflessione di Alessia Vece, che chiama in causa anche il ruolo del mondo dell’informazione, ed in qualche modo lo richiama alla propria responsabilità: “E‘ giusto considerare l’essere umano come un mero contenitore biologico ossia solo un corpo? La risposta è no! Fin dall‘antica Grecia, la medicina, ovvero la cura del corpo, era strettamente legata alla filosofia, che invece è la cura dell’anima. Nell’ultimo anno le persone sono state considerate come una mera “entità biologica”, priva o quasi, di anima psiche ed emozioni. Questa situazione di contenimento del virus attraverso il confinamento dell’uomo, ha creato frustrazione, apatia, rabbia, senso di impotenza. L’incertezza nel futuro che ognuno di noi prova, l’isolamento sociale e la limitazione dei legami relazionali con gli altri, può annullare ogni progettazione e motivazione, mentre le persone hanno un estremo bisogno di ideare con fiducia, per non cadere in depressione e nelle varie dipendenze che deteriorano il pensiero critico. Rudolf Steiner sosteneva che il bambino può ascendere all’Uomo solo in virtù dell’altro uomo. L’uomo infatti, da solo non può crescere, sperimentarsi, conoscersi. La comunicazione della stampa, e di tutti i mass media, appare mirata ad infondere terrore, così che le persone si sentano rinchiuse in una gabbia fatta di paura ed angoscia. Per poter liberare le persone da questa gabbia invisibile, bisogna dare una comunicazione che dia informazioni sul virus infondendo però speranza e fiducia. Il Savonarola, ed i roghi in genere, oggi non vanno più di moda, e le persone hanno il diritto di essere rispettate e non trattate come esseri non pensanti ed irresponsabili, perchè Libertà equivale a dignità. Essere liberi di scegliere, infatti, vuol dire pensare riflettere ed assumersi consapevolmente, le proprie responsabilità. Molte volte ho la sensazione che esista una sovrastruttura istituzionale internazionale, che vorrebbe rendere l‘ uomo immortale e per questo lo rinchiude in una sorta di bolla, nell’illusione di proteggerlo. Trovo questo del tutto irragionevole, perchè la morte, volenti o nolenti, fa parte della vita. Una vita vissuta nella paura e nell’incertezza, non è vita. Abbiamo bisogno di scoprire, di gioire di fronte all’arte, di stupirci dinanzi al mondo. Dobbiamo amare la vita e viverla con onestà, amore, dignità, passione per essa, così quando arriverà il momento di lasciare questa Terra avremo modo di dire: “Io ho vissuto”, non solo con il corpo, e per il corpo, ma anche con l’anima e con lo spirito. In questo modo, chi ci è stato vicino ci ricorderà sempre, così non moriremo mai e saremo davvero immortali.”

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