Riceviamo da un lettore, marito di un’operatrice sanitaria, proprietaria dell’appartamento nel quale la coppia vive, a Roma, la richiesta di autocertificazione, inviatale dall’amministratore del condominio, per poter partecipare alle riunioni dello stesso.

Dalla foto si evince chiaramente di essere di fronte ad una vera e propria discriminazione verso gli operatori sanitari, e gli incaricati di pubblico servizio, probabilmente dovuta alla vera e propria fobia scatenata dall’emergenza sanitaria, che non riguarda solo le possibilità di contagio ma anche la paura di incorrere in sanzioni. Crediamo che se davvero il Paese vuole ripartire, occorra ritrovare il buon senso perduto, senza lasciarsi trascinare dalla tentazione, sin troppo facile, di essere più realisti del re, come probabilmente ha fatto l’amministratore di questo condominio romano, sulla cui buona fede non discutiamo, ma che sicuramente dovrebbe riflettere maggiormente sulle conseguenze del proprio agire, che è secondo la legge, in nome e per conto dell’assemblea condominiale, della quale, volente o nolente, la signora in questione fa parte, e dalla quale non può essere esclusa, a causa della propria professione.

Luca Monti

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